Simbologia della Vite


LEONARDO-Bacco-1510-1515-LargeNarra un mito greco che quando la vite non aveva ancora un nome, si arrampicava sugli altri alberi formando una foresta vegetale, da cui sgorgava il succo dei suoi frutti. Un giorno un serpente si arrampicò, trangugiandone i grappoli, ma alla vista di Dioniso fuggì. Il bambino Bacco si ricordò allora degli oracoli di Rea e decise di ricavarne una bevanda. La presenza di Rea, allude alla grande dea di Creta, che regnava su piante e animali, colei che aveva ricomposto il corpo smembrato di Dioniso. Già i Sumeri adoravano la Dea Vite o Madre Vite, credenza riflessa nella Saga di Gilgamesh in “Sabitu“, la “donna del vino” alla quale chiederà di indicargli la strada per l’immortalità. Nel XIII secolo dopo Cristo, esisteva già una formula per scongiurare la morte, come emerge da una fonte araba: “Oh, madre del grappolo, perdonaci! il grappolo è morto! Noi non lo sapevamo!”. Sempre nel Vicino Oriente, esistevano altri due Signori dei grappoli: Orotalt e Dulukbaba, predecessore dello Iuppiter Dolichenus. La vite era considerata anche l’Albero della conoscenza per cui la Mishnah, afferma che essa era quello della conoscienza del bene e del male. Credenza, tramandata sincretisticamente nel mandeismo, dove il vino è l’incorporazione della scintilla divina, della sua sapienza e purezza. Il culto greco della vite dionisiaca era di origine cretese: il dio informa l’energia della natura e la intensifica al massimo grado, la spinge oltre la soglia del visibile, della differenziazione fra conscio e inconscio, fra individuale e cosmico. Dioniso è l’esperienza indicibile della totalità. La sua epifania scatena l’orgiasmo che porta a una liberazione dai vincoli dell’individuo empirico e questo nuovo stato viene detto mania, follia. Cantando e danzando l’uomo si manifesta come membro di una comunità superiore: ha disimparato a camminare e vola in cielo danzando o dondolando, come nel giorno delle Brocche delle Antesterie. Dondolarsi sull’altalena era un rito che simboleggiava l’avvicinamento al cielo, al sole e alla luna: un mezzo per entrare nella dimensione dell’estasi dionisiaca. Ma Dioniso è anche colui che viene sacrificato, il fanciullo innocente, la vittima e colui che rinasce. Il suo culto ebbe come primo centro di irradiazione un villaggio tra i monti dell’Attica, Ikarion, che allude al nome del primo mortale a produrre il vino. Quindi, il ciclo della vite e del vino era, nella Grecia antica, l’allegoria di Dioniso, della sua nascita, morte, resurrezione. Eppure, prima ancora che questo culto giungesse in Grecia, si raccontava che un cacciatore di nome Oresteo era arrivato in quella regione per conquistare un regno. La sua cagna partorì un ceppo, che egli fece seppellire, ma in quel punto spuntò la vite!. In realtà Oresteo sarebbe Orione e la sua cagna la stella Sirio, colei che porta la canicola e fa maturare i frutti, mentre il Sole spandeva nell’aria, “la luce pura della piena estate“, luce dionisiaca.

Nel simbolismo giudaico e cristiano
unoSecondo Mircea Eliade, la vite era l’espressione dell’immortalità mentre il vino è espressione della gioventù e della vita eterna. La vite-archetipo è composta di acqua all’interno del suo tronco, mentre le foglie sono formate da “spiriti della luce” e i suoi nodi sono “granelli di luce”. Nell’Antico Testamento si narra che durante la marcia per la Terra promessa, Mosè inviò alcuni esploratori verso il paese di Canaan. Questi vi tagliarono un tralcio con un grappolo d’uva che trasportarono in due reggendolo su una stanga. Quel grappolo sospeso per i cristiani divenne la profezia del Cristo: il grappolo sospeso al legno della Croce, il cui sangue diventa bevanda di salvezza per quanti credono. Nel Nuovo Testamento è lo stesso Cristo a definirsi vite, quando dichiara: “Io sono la vite e il Padre mio è il vignaiolo”. Il pane e il vino, cioè il succo della vite, non hanno per i cattolici valore simbolico, ma sono il Corpo e il Sangue del Figlio di Dio incarnato. Al vino che si fa sangue del Cristo pare alludere Mosé nell’Antico Testamento, quando, aspergendo il popolo con il sangue dei giovenchi sacrificati, dice: “Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!”. Frase profetica che si capirà con l’apparizione dell’Agnello sacrificale della Nuova Alleanza. Perfino nella tradizione musulmana, nel Corano si legge: “i giusti berranno un vino raro, sigillato dall’effluvio muschiato. Prima che in questo mondo vi fosse un giardino, una vite, dell’uva, la nostra anima era ebbra di vino immortale, la bevanda dell’Amore divino, poiché quest’amore genera l’oblio completo di tutto ciò che esiste al mondo”. La vite nel Medioevo ha evocato anche il simbolo della Madonna; nella Genesi, il capo-coppiere del faraone descrisse un suo sogno a Giuseppe: “…ecco mi stava davanti una vite, e in quella vite vi erano tre tralci, e non appena essa cominciò a germogliare, subito apparvero i fiori, e i suoi grappoli portarono a maturazione gli acini”. La vite, così si chiama per la sua forza (vis) di mettere presto radice e Maria, era radicata nell’amore di Dio e fu allacciata a Cristo-vera vite. Nell’Ecclesiastico Maria aveva detto di sé: “Io sono come la vite, ho prodotto un frutto di soave profumo”. In che modo la Vergine ha generato il Salvatore? Come il fiore della vite produce il profumo, in modo incorrotto. I tre tralci, rappresentano il saluto dell’Angelo, l’intervento dello Spirito Santo e l’ineffabile concepimento del Figlio di Dio. Nelle allegorie rinascimentali la vite è simbolo di allegria, aiuto coniugale e amicizia, oltre che del mese di settembre in cui si raccolgono i suoi frutti.

I consigli dea strìa
1450059_368511699957072_1459656093_nIl vino rientra da sempre nella farmacopea, per le sue proprietà eccitanti e le sostanze contenute. La vite chiaramente è una pianta solare, tuttavia avverto nella sua natura anche Nettuno e la Luna, dato che l’estasi ha poco a che vedere con la sfera razionale. Dunque, alcuni preparati a base di vino, possono contrastare la depressione, essere validi ricostituenti ma anche purificare, fungere da afrodisiaci e attrarre denaro. L’uva è ricca in sali minerali, in particolare potassio, manganese, rame, fosforo e ferro, utili alla formazione dell’emoglobina e per stimolare la secrezione della bile. Ha proprietà dissetanti, purificanti e nutrienti, infatti contiene le vitamine C e B1.Viene utilizzata soprattutto per contrastare le malattie del sistema venoso, le emorragie e i disturbi della menopausa. La linfa fresca, si usa per trattare porri e verruche. L’olio di vinaccioli dona elasticità alla pelle, mentre le proantocianidine contenute nei semi dell’uva limitano gli effetti collaterali delle chemioterapie nei malati di cancro. Il resveratrolo, presente nelle radici dell’uva esercita proprietà antinfiammatorie ed abbassa il livello del colesterolo. Esiste anche una cura/dieta dell’uva, detta ampeloterapia, il cui obiettivo è la disintossicazione dell’organismo da scorie, cellulite e ritenzione idrica. A causa della notevole quantità di zuccheri, il consumo d’uva è sconsigliato ai diabetici. La Vite fa parte dei Fiori di Bach (Vine), utile a placare quei comportamenti al limite della tirannia nei soggetti che considerano marginale l’opinione altrui. Alcune gocce di Vine, in casa, stemperano il senso di autorità e donano la capacità di delegare e rispettare la volontà del prossimo. Il legno della vite era particolarmente sacro ai Druidi, che osservando com’era in grado di svilupparsi, aggrappandosi spontaneamente all’ambiente circostante, ne ricavarono un’interessante metafora: quando si lasciano fluire liberamente i propri stati d’animo, prendendo il meglio di ogni situazione, si ottiene il massimo risultato. Ma l’arricciarsi dei tralci, indica anche la capacità di difendersi e proteggersi ove necessario. Infine la loro forma a spirale richiama concetti quali l’evoluzione, l’inizio di un nuovo ciclo, consapevolezza e unione con le energie cosmiche.

Vino di asperula, verbena e rosa canina (seduzione)
Prendete un litro di buon vino bianco secco e aggiungete una manciata di petali di Verbena, rosa canina, asperula e 50g di cinorrodi di rosa canina (aperti per 45 giorni e puliti). Filtrate finché il composto non sarà limpido. Potete berne un bicchierino prima di un incontro galante, metterne qualche goccia su collo, polsi e tempie o nell’acqua del bagno.

Bibliografia:

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