Castagno

Simbologia planetaria: Giove

Il castagno, originario dell’Iran, grazie ai suoi possenti rami evocava il dio supremo, reggitore dell’universo. I suoi frutti, le castagne, erano soprannominate dai latini “ghiande di Zeus“. Fin dal Medioevo sono state considerate cibo per i morti, e come tali omologhe alle fave. A Marsiglia si consigliava di metterne qualcuna sotto il cuscino per far sì che gli spiriti non venissero a tirare i piedi di notte. Nella Vienne, in Francia, durante la notte che precedeva la Commemorazione dei defunti ci si riuniva nei castagneti per cuocervi le castagne. In Piemonte, come a Venezia, si consumavano sia a San Martino che nel giorno dei morti. In Val d’Aosta, nel pomeriggio di Ognissanti, nei caffé venivano offerte agli avventori mentre nelle famiglie si cospargevano di grappa e zucchero e si servivano in tavola alla fiamma. In Liguria, nel giorno dei Defunti si mangiavano i bacilli (fave secche) e i ballotti (castagne). Lo stesso accadeva in Brianza, anche in occasione della Giubiana, che si svolgeva il giovedì grasso ed era dedicata alle donne. A Ferrara, in occasione della sagra di san Giuseppe si era soliti offrire alla fidanzata il zazint (giacinto) insieme con la mistoca, una frittella di castagne, che simboleggiava la fine dell’inverno. Nel Medioevo, erano considerate un cibo afrodisiaco, specialmente lessate nel vino e cosparse di zucchero.
Le castagne hanno un alto valore nutritivo e ben cotte sono molto digeribili. Ricche di ferro e acido folico sono particolarmente benefiche per gli anemici e le donne in gravidanza. Contengono anche fosforo, che svolge una funzione tonica e corroborante del sistema nervoso.
Fonte di magnesio, aiutano a superare i periodi di stress e a riprendersi più in fretta dopo un periodo di convalescenza. L’infuso della corteccia di castagno è un toccasana per combattere la tosse e come antisettico delle vie respiratorie. La polpa delle castagne unita all’argilla verde purifica la pelle del viso e la rende morbida. In fitoterapia si consiglia l’assunzione del gemmoderivato (Castanea vesca) per la cura dell’insufficienza venosa e come drenante a livello linfatico. Il paterno albero di Giove, simbolo della previdenza e della generosità, era noto come “l’albero del pane” poiché ha rappresentato un’importante fonte di approvvigionamento alimentare per intere generazioni nei periodi di carestia.
Secondo Girolamo Tartarotti, autore “Del congresso notturno delle Lammie“, le castagne erano il cibo delle streghe. Favorivano le visioni e provocavano una sorta di appesantimento destinato a produrre l’illusione del volo. In passato si credeva che far dormire un neonato in una culla di castagno lo avrebbe fatto crescere forte e robusto. Nei paesi dell’Est gli sposi erano soliti camminare sopra un tappeto di foglie di castagno quando lasciavano le case paterne.
Le castagne si usavano negli incanti d’amore per rendere salde le unioni. Regalare quattro rametti di castagno legati con un nastro azzurro ad una donna che sta per sposarsi favorirà la fedeltà e la fortuna coniugale. Chi viaggia dovrà portare con sé un rametto di castagno legato con un filo d’argento affinché la buona sorte lo accompagni fino al suo ritorno.

Usatele per: tutelare la salute e la prosperità, rinvigorire la passione ed assicurarvi la fedeltà (offritele al vostro amato assieme al miele), come offerta rituale ai defunti, come portafortuna in amore.

Pietre da associare al castagno: quarzo bianco, diaspro giallo, rubino, crisocolla, pirite.

Bibliografia:

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