Simbologia del seme I


Visto il sogno che ho fatto qualche giorno fa, ho deciso di indagare la simbologia che riguarda “i semi”.
Cos’è un seme, se non vita in potenza?
Trovo sia splendido parlarne proprio oggi, visto che è l’equinozio di primavera, la stagione in cui la natura esplode in tutta la sua bellezza.
Parallelamente al ciclo macrocosmico, ognuno di noi può iniziare a chiedersi quali operazioni apportare per risvegliare le proprie qualità; l’uovo filosofico viene rotto e vediamo espandersi una sostanza particolare, quell’elisir che è in grado non solo di rendere immortali ma anche di migliorare qualunque elemento col quale viene a contatto. La pietra filosofale cambia il piombo in oro, la persona normale in un maestro illuminato. Questi temi  sono connessi alla simbologia del numero nove, abbinato a Yesod e all’arcano dell’Eremita.
Entriamo dunque nella “Sfera lunare“, che gioca un ruolo fondamentale nei processi fisiologici delle piante, degli animali e del ciclo femminile. Anticamente le dee lunari erano invocate per la protezione di nascite e raccolti, basti ricordare i miti di Persefone, Giunone Lucina, Diana, Eostre…
Tuttavia, Yesod è anche fondamento dell’universo motivo per il quale, alla Luna, sono state associate anche divinità maschili, in particolare Thoth il signore della magia. Questa ambivalenza ci porta ad analizzare brevemente la figura dell’ Androgino, significativa nel periodo equinoziale, in cui le polarità complementari si uniscono (Diana/Pan). Il Rebis mostra la doppia potenzialità che precede la manifestazione, l’inizio della consapevolezza. Per imitare l’Uno è necessario sacrificare parte del proprio “Ego”, poiché è solo aprendosi “all’altro” che i confini della conoscenza possono essere ampliati. Il “rimescolamento” delle forze diviene produttivo.
I semi sono sia  intelligenza attiva che ricettiva: se da una parte contengono già un progetto di crescita e di sviluppo, dall’altra hanno bisogno di ricevere protezione e il giusto nutrimento. Anche l’uomo ha la necessità di trasformarsi ed innalzare la propria conoscenza e consapevolezza oltre il mero mondo materiale.
A volte potremmo decidere di apportare dei cambiamenti nella nostra vita spinti dall’istinto, dalla passione, in sostanza da quella “voce” misteriosa che tende a ri-organizzarci. Occorre allora fare silenzio e lasciar “sbocciare” la nuova parte di noi. Inizialmente potremmo sentire scivolare la “terra sotto i piedi”, ma come ricorda l’Eremita dei tarocchi, la luce interiore che ci guida anche nei momenti più faticosi è sempre con noi perché è parte di noi. Dunque l’iniziare e l’iniziazione hanno attinenza col simbolismo del seme. L’abilità acquisita nel dominare i “bassi istinti” culminerà poi nell’arcano della Forza, in cui proprio una giovane donna tiene a bada un leone, senza alcuna fatica.
Alcune specie di semi hanno avuto grande  valenza nella letteratura esoterica:
Nell’antica Roma i chicchi di farro erano battuti sotto la protezione di Pilumnus, il dio delle puerpere e dei neonati. Le vestali per i sacrifici cruenti preparavano la “mola salsa”, farro misto a sale sia cotto sia crudo, detto “muries”, consacrato rispetto al mondo profano; il verbo immolare infatti significa “spargere di mola salsa”.
Il Mais invece, era sacro ai Maya che lo chiamavano “Vostra Grazia” onorandolo con i più svariati riti, mentre gli Aztechi dedicavano canti a “Centeotl” dio-mais. In Piemonte nella val di Soana, i chicchi di mais erano legati ad una pratica divinatoria: il 6 gennaio le ragazze in età da marito li gettavano in una padella infuocata e se ne vedevano saltare due assieme, si sarebbero sposate entro l’anno.
In Veneto si credeva che le anime dei defunti si trovassero nei baccelli delle Leguminose.
Non possiamo poi ignorare la valenza dei chicchi di riso lanciati agli sposi di molte culture in segno di fortuna e prosperità. Il riso è sacro anche per i musulmani, in quanto “sudore di Maometto.
Come dimenticare poi, i chicchi di segale cornuta (come il demonio!) che hanno intossicato intere famiglie e ahimè fatto condannare al rogo diverse “sacerdotesse del male”, ritenute le responsabili dei malesseri al posto del Claviceps purpurea, un fungo tossico che attaccava la pianta.
 
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Lux
 

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