Toro


1258368589_02_taurSe l’Ariete è il seme dell’anno, il Toro ne è la matrice. Col Toro siamo nel pieno della stagione primaverile, fioriscono le rose e cominciano a maturare i primi frutti dell’anno; il suo geroglifico rappresenta sia le corna dell’animale che la matrice, l’involucro del seme, la coppa che attende e attira il raggio stimolante dell’impulso vitale, principio di ogni creazione. I nativi hanno un temperamento ricettivo: basta capire da cosa sia dominato il Toro, ossia se si tratta della “cavalcatura di un dio”, come Shiva, o se è dominato da un demone che lo spinge a dar sfogo a impulsi brutali o pulsioni incontrollabili. Se non saprà aprirsi allo spirito rimarrà imprigionato nell’egocentrismo e nella materialità, attaccato ai desideri e ad una sessualità disgregante. E’ paziente, laborioso, perseverante come la natura stessa. Grazie alla sua sensorialità prerazionale può avere doti artistiche. Può anche essere preda di angosce e paure incontrollabili. Oscilla fra due poli estremi: quando la dominante è fredda (Saturno-Luna), si accosta all’immagine del bue-ruminante o della placida vacca, dal carattere tranquillo, taciturno e malinconico. Se la dominante è calda (Marte-Giove-Sole) è simile a un toro nell’arena: espansivo, attivo, ottimista, eccitabile, soggetto a crisi di collera e allo scarso controllo degli istinti. I due opposti possono anche coesistere nella stessa persona.

Nella mitologia
Tanti erano i tori mitologici degli Egizi: a Menfi si adorava Apis, dalla radice “hep”, termine che nei Testi delle Piramidi designava la forza procreatrice. A Eliopoli si chiamava Merur ed era collegato al cunto di Ra-Atum, dio solare. A Hermonthis, si adorava un altro toro di nome Bukhis. Presso i Babilonesi, gli Aramei e gli Ittiti era sacro al dio della pioggia e della fecondità; e in alcune tribù arabe era il simbolo della Luna. Il Toro celeste sia solare, sia lunare, corrispondeva al simbolismo del segno, quando esso era il primo dello zodiaco e l’omonima costellazione ospitava l’equinozio. Successivamente, con lo spostamento del punto gamma nel segno dell’Ariete, si dovette modificare il suo simbolismo, sicché il Toro fu assimilato all’elemento terra: solido, stabile, denso, sensuale. E per analogia, la terra-materna divenne sacra alle dee lunari, principio femminile che assumeva le sembianze della Luna. Nel culto mitraico era la prima creatura di Ahura-Mazda, dio della luce. Dal sangue del Toro ucciso da Mitra, nacquero tutte le piante e gli animali utili agli uomini. Mitra era il dio solare che catturava la materia e la fecondava sacrificandola in modo da produrre la rigenerazione universale. Nella mitologia greco-romana, il Toro fu posto nel cielo in quanto aveva trasportato Europa fino a Creta; Europa simboleggiava il principio femminile fecondato da quello maschile, ovvero la Luna rapita al mattino dal Toro solare. Un altro mito narra della ninfa “Io“, mutata in giovenca da Zeus per non attirare le ire di Era, che in Egitto divenne Iside (assimilata alla Grande Madre). Nella tradizione induista, troviamo Shiva, il primo principio, montato su un toro che porta tra le corna il simbolo della mezzaluna, simbolo di Nada, il suono, ovvero la trama di vibrazioni per la quale ogni cosa si origina da un singolo punto.

Le pietre e le essenze del Toro
indexLa pietra del Toro per antonomasia è lo smeraldo, dedicato a Venere, domicilio notturno del segno. I Greci narrano che favorisca le relazioni sincere con gli altri e i rapporti d’amore. Servirebbe anche a procurare favore e fortuna negli affari e per l’idromanzia. Si favoleggia che lo smeraldo abbia un grande potere profetico e si stacchi dalla montatura per avvertire il possessore di una malattia imminente. Sul piano fisico stimola un’azione depurativa sui reni e sulla cistifellea, se lo si applica sul plesso solare; giova al cuore se posto sulla zona cardiaca. Incastonato in un anello e portato al dito medio rafforza la memoria e facilita l’eloquenza, favorisce il lavoro spirituale e infonde coraggio. Propizia al toro è anche la giada verde di cui ho già parlato nel segno della Bilancia. Certo, non esiste amuleto in grado di modificare la nostra energia se non è diretto dalla nostra volontà. I nativi possono far buon uso anche del crisoprasio, che pare disgustare il demonio al pari dell’acqua santa. Lo si usava per migliorare la circolazione del sangue, ma è ottimo soprattutto per ridurre l’egoismo, l’ingordigia e disattenzione e favorire la versatilità e l’immaginazione. Stimolando le energie del basso addome aiuta a curare le malattie veneree, i disturbi alle ovaie e alla prostata e favorisce la fertilità. Aiuta a risolvere i problemi legati alla riluttanza inconscia ai rapporti sessuali. Infine è adatto al segno il corallo bianco-rosato, detto “pelle d’angelo” che favorirebbe l’amore e proteggerebbe le unioni se applicato all’altezza delle vertebre sacrali e del coccige. L’essenza astrale del Toro è la Rosa; per la prima decade la melissa, per la seconda lo zenzero, per la terza nuovamente la rosa.

Le caratteristiche del segno zodiacale del Toro
Segno di Terra, fisso, femminile, il Toro esprime fecondità ed è simbolo di procreazione. Una sana semplicità è alla base della psicologia del segno, che si esprime nell’amore per la natura e nel godimento dei piaceri che la vita può offrire. Il Toro è un segno di possesso, dunque è materialista ma anche realista e tenace. Cauto e paziente, il nativo è di temperamento cauto e lento, fedele alle sue opinioni, non ama sorprese e cambiamenti. Ha uno spirito conservatore e realizzatore che lo porta a procedere a passi misurati, si concentra sui propri compiti con costanza. La potenza e la forza di resistenza suppliscono alla mancanza di elasticità; il nativo ha bisogno di stimoli e traguardi concreti per agire, perché di fondo è pigro e può accontentarsi di ambizioni limitate. Perseverante, decide solo dopo lunghi periodi di riflessione, ma difficilmente abbandona a metà progetto. Dotato di calma e ponderazione, è di carattere pacifico, altruista e piuttosto accomodante; ma se avverte una minaccia per i suoi interessi, per i suoi prìncipi o per la sua serenità personale può reagire in modo violento, con tempestosi attacchi di collera. La tenace memoria non gli fa dimenticare i torti subiti: è di indole rancorosa. I nativi hanno ottime capacità analitiche e amministrative. Edonista convinto è un cultore dei piaceri materiali; è spesso dotato di talento nell’arte o nella musica. L’amore è vissuto con grande intensità affettiva, emotiva ed erotica e con altrettanta possessività, ma sempre in modo sano, lineare, tende ad evitare le complicazioni e le ambiguità, aspira alla sicurezza e alla stabilità. I difetti più frequenti nel Toro sono: l’avidità, l’invidia verso chi possiede più di lui, la testardaggine che non gli fa riconoscere gli errori, la ristrettezza mentale che ostacola l’evoluzione personale, gli eccessi sensuali, l’intelletto poco curioso e agile, gli estremismi religiosi. Il destino è solitamente improntato alla stabilità, segnato da realizzazioni lente e durature; la fortuna si accresce assicurando prosperità; gli insuccessi sono dovuti alla mancanza di spirito d’adattamento. Anatomicamente il segno del Toro governa la bocca, il collo, la gola, le corde vocali e la nuca; vi è predisposizione a disturbi dovuti a sedentarietà o ad un’alimentazione troppo ricca.

Venere: domicilio notturno
Plutone: esilio
Giove: esaltazione
Mercurio: caduta

In alchimia
indexQuando il Sole entra in questo segno, scende sui prati una rugiada che filtra sottoterra ingravidando il terreno: “la mattina, a maggio, affiora la nostoc dei cieli e una strana cipria copre il pelo degli stagni” scrive Elémire Zolla. Paracelso nel “De Pestilitate”, si addentra in questo arcano dicendo che la matrice cosmica in questo momento è pregna. Adesso zolfo e sale promuovono la crescita del mercurio; Saturno sottoterra accoglie la lunarità: è come un cavallo che porti il cocchio della Luna verso il seme mercuriale cui essa trasmette un lieve, soave stimolo sottile. Così la matrice mercuriale si gonfia, si colma di viscidi grassi che affiorano in quello spolverio nitroso che di maggio, si stende, fitto d’uova di ranocchie, di stagni e acquitrini, imbevendosi di sulfureo sale: il sale nitroso è fuso così in un olio sulfureo che lo fa galleggiare. Questa fase è definita, da Elémire Zolla e da molti altri alchimisti, conversione di un liquido allo stato solido o cristallizzazione e viene associata al segno astrologico del Toro. Il fuoco dell’Ariete, nella prima fase, ha spaccato le dure zolle della Terra, ma ora la forza fisica e la tenacia del Toro concretizzeranno: la Terra fiorisce in mille forme e con l’ausilio di Venere, reggente del segno, che in questo periodo brilla più che mai. Il lavoro alchemico inizia quando il Sole si trova in Ariete e la Luna in Toro; la quarta incisione del Mutus Liber, mostra l’amore che avvampa tra adepto e sorella nei mesi della primavera; il Toro e l’Ariete che si lanciano in avanti sono governati da Venere e Marte. Nei loro segni ottengono “la rugiada di maggio” in lenzuola stese. Torcendole raccolgono in un piatto l’umidità colma di potere germinante, e da questa prima materia generano la pietra filosofale e il bambino della loro unione, nell’incisione successiva.

Dal punto di vista astronomico
Oggi nello zodiaco la figura del Toro appare soltanto con la parte anteriore perché il suo corpo fu dimezzato, per far posto all’Ariete nel 2220 a.C. La costellazione era stata creata in Mesopotamia dopo il 4380 a.c., quando l’equinozio cadeva in questa porzione di cielo, inaugurando l’anno zodiacale, l’energia primordiale celeste. Il Toro, che si trova in una delle zone più ricche del firmamento, è celebre soprattutto per due distinti gruppi di stelle: le Iadi, situate a forma di “V” sul muso e le Pleiadi, un ammasso di stelle che brillano sul collo. I Greci narravano che le Iadi erano sette sorelle ninfe, nate da Atlante e da una Oceanina (Etra). Il tre novembre, ogni anno le meteore Tauridi offrono un incantevole spettacolo. Le Pleiadi erano attese dai naviganti per salpare dopo l’inverno, all’incirca il 10 di maggio, quando apparivano nel cielo primaverile. Rientravano nei porti l’11 novembre, periodo che segnava fra i celti l’incontro dei vivi con i morti. Oggi, a causa della precessione degli equinozi, le Pleiadi cominciano a vedersi in prima serata verso nordest circa a metà agosto. Poi scompaiono con l’avanzare della primavera. Prima di essere tramutate in stelle, le Pleiadi erano state sette sorelle, figlie di Atlante e Pleione; tutte tranne Merope, generarono figli illustri, tanto che la sfortunata, decise di divenire meteora per la vergogna. In realtà le sette sorelle, sono oltre novecento ma ad occhio nudo scorgiamo solo: Alcione (la più brillante), Taigete, Atlante, Elettra, Maia, Merope e Celeno. Alcuni sostengono che il loro nome in greco derivasse da “pléiades” ovvero “stormo di colombe“, trasformate in tal modo da Zeus per sfuggire ad Orione. I nostro contadini invece, le chiamavano Gallinelle.

 Bibliografia:

Lux

 

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