Simbologia Corvo


Fulcanelli- Julien ChampagneUn giorno ero in montagna e sentii “qualcosa” piombare alle mie spalle. Mi girai e vidi un enorme volatile nero, che mi fissò per qualche istante per poi riprendere il suo viaggio.
Non so se avete mai incrociato gli occhi un corvo o un avvoltoio ma la sensazione non è fra le più piacevoli: una sorta di disagio “mistico”, come se una forza superiore stesse scrutando le ombre della vostra anima, spogliandovi completamente. Sentirli gracchiare sul grande noce di prima mattina, suggerisce sempre qualcosa di sinistro, anche se conservano una tenebrosa eleganza.
Tuttavia, contrariamente alla sua fama, il corvo ispirò una simbologia solare nella maggior parte delle tradizioni e fu usato per rappresentare dei e demiurghi.
Del resto, il suo colore nero ha sempre evocato gli opposti: è il colore dell’inizio (il buio del ventre materno e della terra) ma anche della fine, della morte e della disintegrazione.
Nell’Orfismo appare a simboleggiare la morte iniziatica ed è associato alla pigna e alla torcia, i simboli della rinascita metafisica. Analogamente nella tradizione ermetica è simbolo della nigredo (la morte rituale, il “passaggio alle tenebre”), come lo sono il teschio e la tomba.
Il corvo è un uccello molto arguto (può imparare a parlare), oltre che un formidabile predatore e può combattere persino contro i falchi. Ripete sempre lo stesso verso: “cran, cran” che i Romani trasformarono in “cras, cras” ovvero “domani, domani” a simboleggiare il pigro o l’indeciso che rinviava sempre al giorno seguente le proprie faccende.
Agrippa lo considerava foriero di morte e disgrazie, come ricordano alcuni detti popolari: “corvaccio del malaugurio” è la persona che si mostra sempre troppo scettica sul buon esito di un’impresa,”andare a corvi” o “finire in pasto ai corvi” indica la dipartita di qualcuno.
Il connubio “corvo/morte” deriva dalla sua predilezione per gli animali morenti che aggredisce, cavando loro gli occhi, oltre che dalla frequentazione dei patiboli.
Infine, nelle nebbiose mattinate invernali, i corvi possono essere osservati sulle campagne desolate o appollaiati sulle lapidi dei cimiteri, suscitando immagini di morte, solitudine e tristezza: naturale pensare che portino “iella”.
Nella tradizione greca invece, il corvo era sacro ad Apollo, che ne aveva assunte le sembianze quando il mostro Tifone minacciava gli dei. Originariamente bianco, l’uccello fu rivestito del mesto colore quando lo stesso dio lo punì per avergli portato una brutta notizia.
In principio, i corvi erano attributo di  Coronide dea preolimpica, le cui sacerdotesse profetavano in base al loro canto (sacri perciò a sibille ed indovine). Dopo l’invasione degli Elleni di tradizioni patriarcali, ApoCoronide_b30165llo si unì alla dea, defraudandola delle sue funzioni e imponendosi come dio oracolare per eccellenza, cosicché il simbolo del corvo divenne anche il suo. Un giorno la dea tradì Apollo con un giovane dell’Emonia e il corvo, si affrettò a riferire al padrone quel che aveva visto.
Alla notizia del tradimento Apollo trafisse con una freccia l’adultera, la quale prima di spirare, gli rivelò d’essere incinta: pentito cercò invano di salvarla. Non sopportando che anche il figlio morisse, Asclepio strappò il bimbo dalle viscere della madre prima che fosse cremata, per portare successivamente il pargolo nella grotta del centauro Chirone perché lo allevasse.
Insomma, il mito pare un tentativo di giustificare il reale aspetto del corvo, che con quell’oscuro manto mal si addiceva al dio del Sole.
Si narra inoltre, che il gufo abbia sostituito il corvo accanto ad Atena, sempre a causa della sua tendenza ad essere un inguaribile “ciarlone”.
Nella mitologia nordica il corvo è nuncius di messaggi che l’uomo dovrà correttamente interpretare ed è associato al dio Odino, che viaggiava accompagnato da Huginn (pensiero) e Muninn (memoria), due corvi. Ogni giorno avevano il compito di volare per il mondo al fine di riferire al dio tutto ciò che avevano visto e udito. Ma anche le sue sorelle, le Valchirie, potevano trasformarsi in corvi e volare nei campi di battaglia per portare le anime dei guerrieri norreni nei cieli del Valhalla.
Presso i celti, i corvi erano sacri alla dea Morrigan, mentre nella mitologia germanica erano i compagni di Wotan.
Nella città di Lione, in Francia, si sono trovate delle monete raffiguranti un corvo ai piedi del genio locale; sicché si è congetturato che il dio Lug, da cui deriva il nome della città (Lugdunos da lugos, corvo), fosse proprio un dio-corvo. E dal momento che Lug era il dio celtico della luce, ancora una volta ritorna il simbolismo solare di questo uccello.
Anche nellaodino religione mitraica il corvo era un messaggero divino: l’iniziato ai suoi Misteri doveva ascendere attraverso sette gradi di consacrazione in stretta relazione con gli dei planetari. Doveva cioè, ascendere simbolicamente all’eterno passando per le sette sfere dei pianeti. Il corvo rappresentava il primo grado “Corax“, tutelato da Mercurio. Gli iniziati di primo grado portavano una maschera da corvo: il loro simbolo, sul mosaico della scala a pioli di Ostia, era una coppa. Quest’uccello, messaggero del dio Sole era volato fino a Mitra per annunciargli che doveva uccidere il Toro primordiale da cui sarebbero sorti piante e animali utili. E dal momento che Apollo era stato identificato col Sole, il corvo divenne anche simbolo di Mitra.
In America, fra gli indiani Tlingit, troviamo il corvo sia come dio supremo, sia come demiurgo che organizza il mondo e diffonde civiltà e cultura. La leggenda narra che nacque da una pietra arroventata, inghiottita dalla madre, per questo fu proprio il corvo a donare la luce agli uomini.
Nella tradizione Maya è considerato il messaggero del dio del tuono.
Presso gli hindù, il corvo incarna il concetto di metamorfosi ed è una delle manifestazioni del dio Brahma.
Gli sciamani invocavano tale uccello nei rituali per rendere più comprensibili le visioni: le sue ali nere potevano agevolmente trasportare i misteri del cosmo.
In Congo, il corvo assume la funzione di protettore e avverte gli uomini dei pericoli che li minacciano.
Nella mitologia cinese, il sole è rappresentato da un corvo dorato con tre zampe, mentre in quella giapponese, troviamo un corvo imperiale “Yatagarasu”, appartenente alla dea del Sole Amaterasu. In Corea, questo uccello è conosciuto come Samjogo Kari-sae simbolo di potere, addirittura più potente del drago cinese e della fenice.
Per quanto riguarda la tradizione cristiana, nel Levitico il corvo era considerato uno degli uccelli abominevoli che non si potevano mangiare e in alcuni profeti, divenne segno di desolazione e distruzione. I corvi incarnano anche i peccatori che si abbandonano ai piaceri del mondo, e gli schiavi dei sensi, dal momento che si cibano di cadaveri. E’ anche uno degli attributi della collera, perché fa a pezzi il suo avversario e della durezza perché ha un becco robusto. Tuttavia molti corvi nutrono, difendono e proteggono i santi come nel caso di S. Espedito e S. Benedetto, solo per citarne alcuni.
Celebre è l’inquietante poesia di Edgar Allan Poe, che si intitola proprio “il corvo”.
Artemidoro, nel suo “Libro dei Sogni“, sosteneva che sognare un corvo alludeva a un adultero o a un ladro sia per il suo colore sia perché mutava spesso la voce. Per quanto riguarda la psicologia, Jung utilizzava il simbolo del corvo per rappresentare il sé ombra, o il lato oscuro della psiche. Connettersi alle profondità interiori può essere un’esperienza che dona grande equilibrio nonché la comprensione dei nostri “pensieri nascosti”, le aree della nostra vita che non siamo disposti ad affrontare.
Se vi capitasse di incontrare questo ambiguo messaggero “saturnino” non cacciatelo, ha molti misteri da raccontare.

Messaggi positivi del corvo:
-intelligenza
-astuzia
-protezione
-chiaroveggenza
-trasformazione
-potere e prosperità
-sapienza

Messaggi negativi:
-pigrizia o indecisione
-indiscrezione
-schiavitù dei sensi
-ira e durezza
-demoni interiori

Bibliografia:
Volario. Simboli, miti e misteri degli esseri alati: uccelli, insetti e creature fantastiche
Esopedia alla voce “Corvo”
Wikipedia qui
Filosofia Occulta di Agrippa C.

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