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Simbolo del Fiume

fiume significatoIl Fiume fin da quando ero piccola è stato il mio silenzioso guardiano, il mio mondo, la mia essenza. E’ meraviglioso osservarlo alle prime luci dell’alba, quando l’aria è ancora fresca e viene baciato dal Sole; meraviglioso, quando posso vedere le sue increspature fondersi col cielo blu a mezzogiorno; meraviglioso alla sera, quando si tinge dei colori del tramonto. Nei momenti più neri è stato un compagno fidato al quale affidare le mie lacrime. Continua a scorrere, uguale ma sempre diverso. Mi ha insegnato tanto il fiume: a lasciar andare, a mettermi in ascolto, a perdermi nella bellezza del cielo e della Luna durante le sere d’estate, a combattere contro chi lo voleva sporco ed inquinato. E sempre con quella dolcezza infinita che caratterizza l’elemento acqua, così materno e femminile, senza il quale nessuna rinascita è possibile. Fiume, casa delle Ondine, spiriti erranti delle donne che hanno perso il loro amato, sussurrano antiche leggende. Anche il mio corso d’acqua fu il teatro di una triste leggenda: una ragazza di umili origini si innamorò del principe del borgo al quale donò il suo cuore, l’unica cosa che possedeva. Purtroppo, per il giovane, si trattava solo dell’ennesima avventura e lasciò la fanciulla, che distrutta dal dolore decise di suicidarsi nelle stesse acque che scorrono lente di fronte alla mia casa. Ma la storia non termina qui; l’anima della ragazza, soccorsa da divinità fluviali femminili, unì il suo spirito al loro e decise di vendicarsi tormentando l’ex amante col suo corteo demoniaco. Il principe impazzì e si tolse anch’egli la vita in quelle acque. Se da una parte questo racconto spiega il timore che la popolazione locale nutriva nei confronti del fiume, visto come zona di confine fra il mondo degli spiriti e quello umano, dall’altro pare chiaro il rovesciamento simbolico della Nuova Religione: Ninfe, Ondine, Sirene, Beregine, Anguane, Samovile, Rusalki, erano creature “pagane” e in quanto tali andavano demonizzate. Non a caso, all’altezza di Altino, ad esorcizzare le acque pagane del Sile è arrivato San Michele. Dall’acqua dipendeva la sussistenza della comunità: poteva essere terribile, con le sue piene, ma allo stesso tempo nessun uomo poteva vivere senza. I miei bisnonni paterni erano “lavandèranahita river goddessi” e lo sapevano bene. I punti in cui l’acqua nasce, scorre o si incontra con il mare (foce) conservano le energie dell’ Antiqua Mater che incarna la vita stessa nelle sue tre fasi: nascita, crescita, morte. Per questo, in prossimità di fiumi e mari sorgono santuari dedicati al culto della dea. Basti ricordare il Tempio della Gran Madre a Torino (fiume Po), le statue-stele della Lunigiana ritrovate nella zona del fiume Magra, il Tempio di Santa Maria delle Grazie sul Mincio, la Basilica della Madonna dei Miracoli in prossimità del Livenza, la Basilica di Santa Maria della Salute a Venezia, quella dell’Angelo a Caorle, la Basilica di S. Maria in Trastevere (Roma) lungo l’ominimo fiume, il Tempio di Iside a Isola Sacra (Fiumicino). Le grandi città etrusche come Populonia o Vetulonia sono sorte sull’acqua e i loro nomi contengono il suffisso “loon”, che ricorre anche nelle anse dei fiumi. L’ansa del porto e la forma della Luna sono simili e sembrano collegati alla radice “Luc”, splendere. Tutto porta alla magia curativa insita nell’acqua unita alla luce. Acqua che assorbe l’energia vicina all’infrarossoe con le sue onde che ha effetti benefici sul corpo umano. Ogni fiume ha due sponde a simboleggiare il passaggio fra i due mondi: basti pensare all’ Ab-zohr, ai fiumi degli inferi (Stige, Acheronte, Lete, Cocito e Flegetonte), ai quattro fiumi dell’Eden, al fiume Rosso della cultura cinese, dove le anime vengono gettate prima di reincarnarsi, o ai nove fiumi governati dal dio azteco Mictlantecuhtli e dalla sua sposa che scorrono nel regno dei morti. Oltre a separare le anime pure da quelle impure alcuni fiumi forniscono l’acqua dell’oblio (Lete) che permette ai disincarnati di dimenticare la loro vita precedente prima di rinascere. Nel Dhammapada si legge: “pochi sono coloro che arrivano all’altra sponda. La maggior parte degli uomini si agita su e giù lungo questa sponda”. Nel buddismo il mondo è paragonato alla riva di un fiume e passare all’altra sponda significa entrare nel mondo sacro e passare dall’ignoranza alla conoscenza, trascendere i propri limiti. Nel Corano il fiume allude all’abbondanza dei doni nell’Aldilà. Nella cultura persiana troviamo la divinità fluviale Anahita, che governa la sorgente dalla quale nascono tutte le acque, sopra il monte Hara. Questa dea aveva il potere di purificare il seme degli uomini  e il ventre delle donne, favorire l’allattamento e rendere fertile il suolo. Trainava un carro con quattro cavalli (vento, pioggia, nuvole e grandine) ed era vestita d’oro. Come dimenticare poi, l’importanza del Nilo nella la cultura Egizia e della divinità Hapi, che simboleggiava la fertilità e la potenza del fiume. O “l’Osireion”, ad Abydos, centro del culto di Osiride (dio dei morti) il più antico monumento in pietra dell’Egitto che si compone di misteriose vasche e un fossato pieno d’acqua, profondo tre metri.
Nella cultura induista Aditi è la dea di tutte le acque e la sua capigliatura ondulata e abbondante simboleggia il fiume, fonte di ogni vita. Era associata alla fertilità, alla guarigione e alla saggezza. Ma vi è anche un dio dei fiumi chiamato “Apam Napat” (Nipote delle Acque) descritto come fuoco che nasce dalle acque sull’increspatura dell’acqua. Resta Sarasvatī però, la divinità fluviale più importante, venerata come Signora della conoscenza e delle arti ma anche della verità, dLa-Via-Lattea simbolo fiume sacroel perdono, della purezza, della fertilità, della creatività, delle guarigioni e delle nascite. Solo pregando Sarasvati si può accedere alla vera sapienza e ottenere la liberazione dal Samsara. Il Sarasvatī Stuti dichiara che la dea è l’unica ad essere venerata da tutti i tre elementi della trimurti, Brahmā, Viṣṇu, e Śiva, così come da tutti i deva, gli asura, i gandharva e i naga. La dakini del buddhismo tibetano Yeshey Tsogyel è considerata manifestazione di Sarasvatī. In  Myanmar è venerata come Thuyathati, una vergine seduta su un hintha (hamsa).
La Via Lattea è detta “il Fiume Celeste”. Secondo gli Incas era il grande fiume da cui il dio del tuono prelevava le piogge da inviare sulla terra. In Egitto la Via Lattea era nota come “il fiume della Divina Signora o fiume di Nana”. Gli arabi lo chiamavano “fiume di luce”, mentre in Giappone era “il fiume argentato”. In molte tradizioni la Via Lattea simboleggia il cammino delle anime nell’aldilà, luogo di passaggio fra vivi e morti. Le tribù dell’America del Nord immaginavano che nelle sue estremità si trovasse il “Paese die morti”, mentre i Polinesiani la considerano la strada delle anime che passate al mondo degli spiriti, possono dimorarvi solo se pure. I Cherokee sostenevano che i morti raggiungessero una stella all’estremità settentrionale della Via Lattea, dove venivano giudicati. Nel Commento al sogno di Scipione si legge: “ La discesa grazie alla quale l’anima cala dal cielo alle bassure della vita avviene nell’ordine seguente. Il Circolo Galattico gira attorno e abbraccia lo Zodiaco, in modo da intersecare i segni del tropico, cioè il Capricorno e il Cancro. Si tratta delle “Porte del Sole” di cui ho già parlato qui e qui (funzione che con la precessione degli equinozi oggi tocca a Sagittario e Gemelli). La Via Lattea divenne il simbolo dei pellegrinaggi poiché attraverso tali esperienze si giungeva a una nuova vita spirituale, si moriva spiritualmente per rinascere.
Il Fiume è la metafora del Cammino iniziatico. Nei Tarocchi possiamo osservarlo nell’Asso di Bastoni a simboleggiare il fluire della vita, la fertilità, l’azione e nell’Otto di Bastoni a rappresentare le emozioni e il flusso di pensieri.
Nei sogni indica il fluire della vita. Rispetto ad una situazione ci troviamo alla sorgente (origine/inizio), nella parte centrale (svolgimento) o alla foce (esito)? Il letto si dirama in due parti o prosegue tranquillo, metafora di una scelta che si deve compiere?. E’ tortuoso o scorre lento (come percepiamo la nostra emotività?). Le acque si disperdono, ossia abbiamo la sensazione di non combinare nulla di buono? Nuotare in un fiume avrà un significato positivo o negativo a seconda di come si svolge la situazione.
L’acqua è il luogo del pre-formale, ove dimorano gli antenati per cui sognare un nostro caro scomparso accanto ad un fiume significa che abbiamo la sua protezione nelle vicende terrene. Sognare di immergersi in un fiume segnala che è necessario lasciar andare qualcosa prima di proseguire nella propria esistenza (ha valenza purificatoria).

Bibliografia:
Planetario, di Alfredo Cattabiani

 

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