Invocazione alle erbe


raccogliere le erbeUn tempo le erbe furono dèi: numi benevoli al servizio del genere umano, prole generata dal ventre prolifico della Madre Terra, strumento alchemico di salute. L’umido suolo fu il loro altare; l’uomo, fragile creatura, il loro fedele adepto.

La fortuita conservazione di quattro manoscritti di antichi erbari (il più antico è del VI secolo d.C.) ha concesso la sopravvivenza di questo breve frammento poetico in lingua latina, un’invocazione alle erbe nota con il nome di “Precatio omnium herbarum”. Nulla di più spontaneo, per la visione magica e animistica che è propria del senso religioso più arcaico, dell’invocare gli dèi nelle loro forme arboree, simulacri capaci di sacrificare all’uomo una corporeità vegetale offerta per essere spezzata, recisa, raccolta, trasformata e utilizzata sotto forma di rimedio medicinale.

Eccolo:

“O erbe potenti, ora a tutte voi rivolgo la mia preghiera!
Imploro la vostra autorità, voi che la Madre Terra
ha generato e ha offerto in dono all’umanità:
ha riunito in voi i rimedi e i poteri curativi,
affinché siate sempre utilissimo aiuto
per l’intero genere umano.
Di ciò vi supplico e prego: venite,
avvicinatevi più rapidamente con le vostre virtù,
poiché Lei, che vi ha creato, mi ha concesso
di raccogliervi; è inoltre propizio colui al quale
l’arte medica è stata affidata. E nella misura in cui
la vostra virtù ne ha il potere, assicurate il rimedio
che giovi alla salute. Vi prego che mi facciate grazia
per la vostra forza, affinché in ogni situazione,
qualunque atto avrò compiuto nel vostro nome,
a chiunque vi avrò somministrato, garantiate successo
e rapido effetto. Che sempre mi sia lecito,
col favore della vostra autorità,
raccogliervi…
vi farò offerta dei frutti della terra e vi renderò grazie
nel nome della Madre che stabilì che foste generate.”

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