Fiabe iniziatiche


Il Lupo è presente  nella famosa fiaba di Cappuccetto Rosso. Potremmo interpretare il viaggio della piccola come il cammino verso la conoscenza iniziatica.
Prima di arrivare dalla nonna (grandmother- grande madre), la piccola viene mangiata dal Lupo che la fa scendere nelle terre interiori (V.I.T.R.I.O.L) .
Proprio come il Re del manoscritto, viene purificata e preparata a una “nuova vita”.
Pare una metafora della morte filosofica. Cappuccetto Rosso (rosso non a caso) rinasce grazie al Cacciatore che apre la pancia alla bestia.
Tuttavia, Cappuccetto Rosso non è l’unica fiaba a racchiudere una simbologia iniziatica.
Apuleio nelle sue “Metamorfosi”  ci illustra le gesta di Amore e Psiche.
Psiche è l’adepto (mista) che vuol essere iniziato ai misteri della dea Iside.
Eros, il suo sposo invisibile, nell’Egitto ellenistico è chiamato Arpocrate e corrisponde a Horus.
Scopo della sua discesa è riportare l’anima, mediante un legame d’unione mistica con la divinità, al desiderio di raggiungere nuovamente la sede celeste dalla quale è caduta.
Le nozze di cui parla l’oracolo saranno nozze di morte:  l’iniziazione è matrimonio e morte (Venere era invidiosa di Psiche perché bellissima, aveva oscurato la sua immagine, così incarica il figlio Eros di farla innamorare del peggior mostro esistente).
La richiesta di segretezza da parte di Eros è paragonabile a quella dell’ iniziato, che deve giurare di mantenere il segreto anche di fronte ai propri consanguinei.
Violando il giuramento l’adepto si allontana dal percorso per arrivare alla divinità e dovrà pagare un caro prezzo per ritrovarlo.
Un altro elemento interessante è la scena in cui Psiche, con la luce, illumina il volto di Eros: l’incontro col divino, breve e travolgente. Abbandonata da Eros, Psiche cerca di uccidersi in un fiume. Ecco ancora la morte filosofica, rituale, purificatrice della vecchia personalità: l’iniziato muore al peccato per rinascere trasformato. L’acqua compare anche nell’Oseiron e nelle cerimonie di iniziazione: tra le prove che deve affrontare Psiche  vi è anche la ricerca dell’acqua della vita che sgorga dalla sorgente dello Stige.
Il libro che rappresenta la parte più importante dell’opera è il XI  nel quale viene descritta la grande festa di Iside e le sue componenti iniziatiche.
Fuggito dalla prigionia l’asino Lucio giunge in riva al mare e qui supplica la Dea di farlo tornare umano o almeno di poter morire. Alle sue invocazioni Iside si manifesta e racconta di essere adorata da tanti popoli con nomi diversi: madre degli dei, Minerva, Venere, Diana, Proserpina Stigia. Ma solo gli Egizi la chiamano col vero nome: Iside Regina. Quindi fornisce a Lucio istruzioni dettagliate su come prender parte alla sua grande festa, che si sarebbe tenuta il giorno seguente. Doveva mangiare alcune roselline per riacquistare l’aspetto umano (la rosa da sempre è simbolo della sapienza universale).
Tornato umano  viene invitato ad entrare nella santa milizia e a diventare un fedele del suo culto e di quello di Osiride. Accettando le nuove regole imposte dalla religione e gli insegnamenti dell’iniziazione chi si sottopone alla cerimonia lascia la vecchia pelle (quella dell’asino) per indossarne una nuova. Dopo la sua terza iniziazione, il nuovo Lucio, ottenuto il favore di Osiride, entra tra i sacerdoti pastofori e viene poi eletto decurione quinquennale.  Tre e sette sembrano due numeri particolarmente importanti nel testo: 7 è il numero di volte che Lucio si immerge ritualmente nel mare per levare la sua supplica alla Dea (manifestazione del divino che lo trasformerà spiritualmente) e tre sono le iniziazioni che riceve.
E qui confluisce un altro mistero quello delle Vergini Nere anch’esse legate a canoni numerici precisi: il simulacro normale è costituito da una statua di legno di piccola taglia, settanta centimetri di altezza per trenta di larghezza e altrettanti di profondità. Rientrano nelle potenze di 3 e 7, che hanno forti valenze occulte. Se il 3 rimanda alla feconda Imperatrice, il 7 è Terra vivificata dalla potenza del raggio divino e dunque simbolo della Madre divinizzata; la Vergine Nera legata a quelle correnti telluriche  che sembrano influire notevolmente sugli esseri umani.
I druidi sapevano bene come sfruttare l’energia femminea della Terra simboleggiata dal serpente Wouivre. Nell’ambito del tantrismo si parlerebbe di Kundalini che giace addormentata alla base della colonna vertebrale. La Kundalini ha per omologo il serpente Aananta (nel macrocosmo) che serra fra le sue spire la base dell’asse del mondo. Le grandi dee ctonie avevano tutte il serpente come attributo. Ciò spiega perché in India le donne che desiderano avere un figlio adottano un cobra. L’ambivalenza sessuale del rettile lo fa associare sia alla vulva che al fallo per tal motivo, diviene archetipo legato alle origini della vita. La donna, sacerdotessa, madre, indovina era fertile complementarità del maschio.
 
Nota:
Il termine divinità ctonia indica tutte quelle divinità generalmente femminili legate ai culti di dèi sotterranei e personificazione di forze sismiche o vulcaniche.
 
Bibliografia:

 

 

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