La leggendaria Birra


demetra dea birraL’uso dell’orzo per la preparazione delle bevande, risale alla preistoria. I semi dell’Hordeum distichum, torrefatti e triturati, poi messi a fermentare nell’acqua, fornivano una bevanda alcolica e spumosa. Sacro alla dea Demetra, a Eleusi il ciceone era la bevanda rituale: una sorta di farina d’orzo come malto fermentato, simile alla birra.
L’ipotesi non è infondata se si pensa che in Egitto, fin dal quarto millennio avanti Cristo, la birra era la bevanda dei morti. Veniva somministrata anche alle gestanti in modo da favorire il successivo allattamento; e i bambini stessi, potevano essere svezzati con birra dolcificata e acqua.
La birra era intesa come “latte della terra” e linfa sacra ricca di schiuma, dono della Dea dei cereali. Leggenda vuole, che fu proprio una donna a produrre la birra, dimenticandosi dei cereali in un contenitore all’aperto dove cadde acqua piovana e dove avvenne una spontanea macerazione e quindi la fermentazione ad opera dei lieviti e del calore solare.
Sicché la sua presenza nelle cerimonie di Eleusi sottolinea il suo rapporto con il mondo infero, che predomina nella figura di Persefone e non manca in quello di Demetra.
egizi birraLe analogie fra Egitto e Grecia trovano conferma nel mito egizio di Osiride che, secondo i Testi dei sarcofagi, crea attraverso la morte e la resurrezione una nuova vita nei suoi figli, non diversamente da Persefone che dispensa la vita nella maturazione dei frutti. Questo simbolismo di rinascita, nuova vita, affiora anche nella tradizione induista, dove si adopera l’orzo in molte cerimonie per la nascita di un bambino.
E’ anche simbolo di ricchezza e abbondanza presso il popolo danese, che nel giorno di Natale  intonava dei canti per propiziare un buon raccolto.
L’apprezzavano anche i sumeri, come testimonia un passo della Saga di Gilgamesh. Quando il protagonista decide di trasformare in uomo la scimmia Enkidu, le manda una fanciulla con questo invito: “Mangia il pane, Enkidu, fa parte della vita, bevi la birra come usa chi vive”. Enkidu “mangiò il pane fino a saziarsene. Bevve la birra, sette boccali colmi. Il suo spirito si distese e si fece sereno. Il cuore si rallegrò e il volto gli si illuminò. Si lavò il corpo peloso con acqua, si unse di olio e diventò uomo”.
Ninkasi era l’antica divinità sumera, matrona della birra. La leggenda vuole che sia nata da “una ninkasi dea birrafresca acqua frizzante” e fosse la dea nata per “soddisfare il desiderio” e “appagare il cuore“.
Le birre babilonesi, alcune delle quali venivano ricavate da una sorta di farro, altre dall’orzo e altre ancora da miscele di cereali, erano apprezzate anche in Egitto, che ne divenne a poco a poco produttore: la bevanda fermentata si chiamava “shekar” e aveva il compito di aiutare i defunti nel viaggio verso l’Aldilà. I sacerdoti egizi seminavano grani di orzo in una statua del dio, e quando i grani germinavano si diceva che la divinità era risorta. Addizionata col succo di melagrana la birra entra nella composizione della pozione magica che salva l’umanità dalla distruzione.
La birra si diffuse a poco a poco nell’Europa centrosettentrionale, tant’è vero che lo storico greco Posidonio, accenna alla passione delle tribù celtiche per il “vino d’orzo”.
In Grecia invece, come nei territori mediterranei di Roma, non riuscì a soppiantare la cultura del vino.
Nelle aree celtiche della Pannonia, della Dalmazia e dell’Illiria la birra era detta “sabaia” o “sabaius”: nome simile a quello di una divinità tracio-frigia simile a Dioniso, il dio Sabazio. Era ritenuto comunemente figlio di Rea, anche se altre versioni lo riconoscono come discendente di Zeus e Persefone; il mito ritiene che i Titani lo assassinarono, spezzandolo in sette parti. Il culto, in età cerunno simbolo birraimperiale, ebbe ampia diffusione sia in Grecia che a Roma: prevedeva molti misteri, di cui gran parte legati alla figura del serpente, con un forte legame al mondo della fertilità.
Nella Gallia, dov’era detta “cerevisia” o “cervisia”, in onore della Grande Cerere, si ricavava da vari cereali.
Era utilizzata nelle cerimonie religiose celtiche, come testimoniano carri rituali risalenti alla fine dell’età del bronzo e all’inizio di quella del ferro, che trasportavano situle decorate di bronzo.
Ma i vasi contenenti la bevanda sacra potevano essere portati anche da uomini.
Il più celebre è il cratere di Ganderstrup, di fabbricazione celtica. Il dio protagonista delle scene raffigurate è Cerunno e ha corna di cervo. Che questi crateri servissero per la birra lo confermano indirettamente le antiche leggende epiche e mitologiche che i monaci irlandesi del Medioevo trascrissero a modo loro: vi si descrivono crateri sempre pieni di una birra che, proprietà degli dei, si rinnova senza posa e ha la virtù di una fonte della giovinezza. Nei loro palazzi sotterranei i sucellus dio birraTuatha De Danann, i figli della dea Dana, vi attingevano durante i banchetti il liquore inebriante che li preservava dalla morte.
Anche i Celti del Galles hanno ricordato nei loro scritti i crateri magici dei loro dei, come il divino Bran con la sorella Branwen, Ceridwen, l’ispiratrice dei bardi. Quei vasi magici permettevano agli dei e ai morti di comunicare coi viventi e di trasmettere loro saggezza e poteri soprannaturali.
Cerunno, era il dio delle forze fecondatrici, colui che morendo e poi rinascendo informava il ciclo di morti e delle rinascite della natura. Dal suo sacrificio nasceva anche il liquido inebriante tratto dai cereali. Secondo MacCulloch aveva ispirato un culto simile a quello dionisiaco delle baccanti. Il dio Sucellus veniva raffigurato su modesti monumenti come un uomo barbuto in costume gallese e munito di una mazza. Uno dei suoi simboli era la botte, erede dei calderoni celtici. Era il dio della birra e il protettore della corporazione dei birrai. In Irlanda prendeva il nome del fabbro Goibnu, che nella mitologia antica mescolava la birra dell’immortalità per i Tuatha De Danann. Gli succedette Dagda, dio infero della fertilità ma anche della musica, che possedeva un calderone pieno di birra rigenerante.
Tacito riferisce nel “De Germania” che la birra era presso i Germani l’accompagnamento abituale sabazio dio birradelle grandi assemblee. Lo scrittore latino spiegava che quelle popolazioni deliberavano soltanto dopo aver bevuto, perché l’ebbrezza apriva l’animo alla sincerità e agli alti pensieri; la birra permetteva di entrare in contatto con gli spiriti e gli dei e di esserne perciò ispirati.
Anche nell’antica Scandinavia la libagione che accompagnava il sacrificio di un animale aveva la funzione di mettere in contatto con gli dei e creare una comunione fra i partecipanti: l’ubriachezza era lo strumento con il quale l’uomo poteva elevarsi alla vita divina assieme con i suoi simili.
Il termine stesso “bere” era sinonimo di celebrazione della festa: “si bevevano le feste”, si “bevevano le nozze”, la nascita di un bambino, i funerali di un morto.
Che la birra fosse una bevanda divina lo confermano sia i miti sia i riti di preparazione.
Quella che Aegir mescola per gli dei nell’immenso tino rubato da Thor al gigante Hymir, ne rinnova il suo vigore e dona loro immortalità. La birra che la Valchiria offre a Sigurdhr è piena di forza, di incantesimi magici, di potenti parole, di sortilegi e di rune della fortuna. Anticamente la birra era detta “mungat” ossia “conforto dell’anima”.
Una saga narra che Odino diede la sua saliva alla regina Geirhildr per far lievitare la birra destinata al suo sposo reale. Questo episodio spiega perché in Islanda fosse la donna del capo religioso, a iemanjapreparare la bevanda entro il recinto del tempio.
Anche in Norvegia, sia per le cerimonie pubbliche sia per il culto privato, ogni padrona si occupava della sua preparazione vegliando sul momento critico della fermentazione, durante il quale lo spirito che informava la bevanda inebriante era minacciato da entità malevole.
La “dea della birra”, come gli Scaldi chiamavano la donna preposta a questa sacra preparazione, doveva vegliare rispettando una serie di precauzioni rituali.
Presso gli Aztechi, Tezcatzontecatl era il dio del “pulque” una bevanda alcolica simile alla birra, connessa alla fertilità.
Nella mitologia Zulù, Mbaba Mwana Waresa, la divinità della pioggia e dell’arcobaleno, creò la birra. Questa dea è famosa per la sua ricerca del vero amore: s’innamorò di un mortale di nome Thandiwe, che le cantò il suo amore per la terra. Grazie alla sua canzone, toccò il cuore della dea e così si unirono in matrimonio.
In Africa, la dea della birra e dei balli era Yasigi, mentre secondo la tradizione slava, Raugupatis era il dio della fermentazione.
Presso gli Scandinavi, il “brindisi” era detto “full” o “minni”. Originariamente era un rito orale, accompagnato da gesti che portavano agli dei o ai morti la potenza contenuta nella bevanda e che dava a questa potenza, attraverso l’essere umano che se ne faceva ricettacolo, un compito preciso, uno sco163689b18128e3bacec03128baedc2bdpo determinato. Un’effettiva unione si stabiliva nella bevanda tra il mondo delle realtà soprannaturali e quello delle cose terrene.
Quanto al bevitore, egli stesso diventava l’agente di trasmissione della forza divina che doveva essere messa in opera su questa terra. Infatti egli si collocava volontariamente in uno stato analogo a quello in cui si trovava la vittima di un sacrificio poiché serviva da punto di appoggio alle energie divine e da punto di partenza per le loro ulteriori azioni. Gli uomini, nel bere si offrivano agli dei per trasformarsi in strumenti del loro intervento.
Avrebbe origine profane il leggendario re della birra Gambrinus, duca di Barbante, vissuto fra il 1250 e il 1294. In quel periodo si aggiunse alla birra il luppolo, le cui infiorescenze femminili essiccate le diedero l’attuale aroma piacevolmente amaro.
I germogli di luppolo a primavera, forniscono un alimento amaro e purificante, molto buono, e a tal scopo è ricercato dagli abitanti della montagna che lo usano per preparare insalate, frittelle e minestre. Fin dalla metà del IX secolo in Germania si coltivava il luppolo da impiegare nella fabbricazione della birra, ma pare fosse già conosciuto dai Celti. Fra le sue virtù fitoterapiche c’è quella di regolarizzare il flusso mestruale e nel Medioevo era usato come calmante per gli uomini che soffrivano di eccessiva attività sessuale. In magia si usa in caso di depressione, come incenso o bagno. I germogli si usano nei rituali di legamento d’amore e per confezionare cibi afrodisiaci. Intrecciati assieme, i germogli del luppolo sono un efficace aiuto per rinforzare le unioni traballanti.

Proprietà della Birra
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La birra è composta da acqua, anidride carbonica, zuccheri, destrine, albuminoidi, sostanze provenienti dal luppolo e glicerina. Contiene molte vitamine, sali minerali e potassio, perciò è adatta ad una dieta alimentare bilanciata.
In generale è la “birra cruda”, ossia la tipica birra artigianale, quella che apporta maggiori benefici all’organismo umano poiché l’assenza di pastorizzazione consente di mantenere intatte le sue proprietà organolettiche, che vengono assorbite dal corpo umano. Secondo alcuni studi condotti in Italia, risulterebbe che la pianta del luppolo e le sue infiorescenze, contengono diversi tipi di flavonoidi prenilati che presentano un’attività antitumorale in sistemi sperimentali di laboratorio. In particolare, lo xantumolo che è un ingrediente della birra luppolata, sarebbe in grado di indurre la morte delle cellule leucemiche. Le birre migliori in questo senso, sono quelle a più alto contenuto di luppolo, quindi amare e dotate di una densa corona di schiuma.
simbolo birraLa birra è anche un valido antiossidante e grazie ai polifenoli contrasta l’invecchiamento della pelle, agendo contro i radicali liberi.
Bere un bicchiere di birra durante i pasti può essere di aiuto per prevenire le malattie del cuore, infatti diminuirebbe la presenza di due proteine infiammatorie che aumentano il rischio di problemi cardiaci (proteina C-reattiva e fibrinogeno). Aumenta anche la concentrazione di HDL il “colesterolo buono”. Contrariamente a quanto sostenuto è poco calorica: si va da un minimo di 28kcal per quelle leggere, ad un massimo di 60kcal per quelle più forti.
Le proprietà terapeutiche sono legate alla luppolina, che contiene: olii essenziali (xantumolo), principi amari, proteine, amminoacidi e zuccheri, capaci di agire come amaro-tonici-digestivi e sedativi del sistema nervoso.
Il luppolo presenta anche sostanze fitoormonali che risultano efficaci sulla crescita dei capelli.
I fitosteroli contenuti nel luppolo sono delle sostanze simili agli ormoni femminili estrogeni: allevierebbero i problemi di vista, quelli legati alla prostata e sarebbero utili nella prevenzione dell’osteoporosi.
Il luppolo inoltre viene usato anche nei cosmetici ad effetto nutriente e tonico della pelle. I coni alleviano l’insonnia, depurano il sangue e trovano applicazione contro le dermatiti (in crema).
Il Luppolo veniva usato come imbottitura nei guanciali per propiziare il sonno.

I proverbi della birra
Siccome le infiorescenze del luppolo hanno proprietà curative che si aggiungono a quelle dell’orzo o del grano fermentato, si suole dire “chi beve birra campa cent’anni”. La rapidità con cui si forma la spuma di questa bevanda ha evocato alcuni modi di dire, come “Camminare a tutta birra, correre a tutta birra, avere molta birra”.

Bibliografia:
Il grande libro delle piante magiche
Florario di Alfredo Cattabiani

Lux

 

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