Simbologia dell’Abete


3543-albero-di-natale-622x466Fin dall’antico Egitto l’abete fu considerato un albero della natività, perché è la pianta sotto la quale era nato il dio Biblos, il prototipo dell’Osiride predinastico.
In Grecia era sacro ad Artemide, ossia alla dea lunare protettrice delle nascite, in onore della quale, nelle feste dionisiache, se ne sventolava un ramo con una pigna sulla punta, intrecciato con un tralcio di edera.
L’abete bianco, rappresentava la dea della luna nuova, detta Kaineides, ossia “recare cose nuove“.
Quest’albero fu protagonista di un rito primaverile in onore della Grande Madre: veniva innalzato da uomini nudi al centro della piazza del mercato, i quali armati di magli, percuotevano sul capo un’effigie della Madre Terra per liberare lo spirito dell’anno nuovo. L’abete insieme alla betulla, è considerato dalle popolazioni dell’Asia settentrionale un albero cosmico che si erge al centro dell’universo, collegando cielo, terra e inferi.
Il legame fra l’albero e solstizio è documentato anche nei paesi scandinavi e germanici: nel Medioevo, lo decoravano con ghirlande, uova dipinte e dolciumi.
Gli addobbi dell’albero furono poi, interpretati  cristianamente: i lumini simboleggiano la luce che il Cristo dispensa all’umanità, i frutti dorati insieme con i regalini e i dolciumi appesi ai suoi rami o raccolti ai suoi piedi sono simbolo della vita spirituale e dell’amore che Egli ci offre.
Nell’alfabeto arboreo druidico, dove ogni lettera prende il nome da un albero di cui è l’iniziale, l’abete bianco-ailm– corrisponde alla prima lettera.
Fra gli sciamani Yakuti si favoleggia che al Nord cresca un abete gigantesco che porta dei nidi sui suoi rami, dove si trovano gli sciamani, i maggiori sui più alti, i medi su quelli di mezzo e i minori sui più bassi.
In Tirolo e in Svizzera, i montanari credevano che il Genio della foresta abitasse in un vecchio abete e avesse il compito di vegliare sul bestiame e garantire la prosperità.
In Savoia, l’abete neutralizzava il malocchio e impediva al fulmine di cadere. Affinché la sua influenza fosse più intensa, la cima veniva mozzata in modo che i rami rimasti rappresentassero le cinque dita di una mano aperta.
L’abete era inoltre l’ albero di maggio, a rappresentare il fallo del dio della vegetazione.

I consigli dea strìa:
L’abete è un sempreverde, dunque attrae la prosperità. Si usa anche nelle miscele di purificazione: i suoi aghi o i pezzi di corteccia bruciati eliminano le negatività dagli ambienti e richiamano la protezione degli Spiriti della natura.
Anticamente si usava legare ai rami dell’abete un nastrino colorato assieme ad un foglietto con scritti i propri desideri: l’albero cosmico avrebbe fatto giungere le richieste a Dio.
Per favorire la fortuna e la riuscita, tenete un rametto fresco di abete nei luoghi in cui studiate o lavorate.
A tutela della casa, staccate un rametto d’abete la notte di Capodanno e appendetelo alla porta. La sua essenza favorisce i sogni premonitori, la meditazione e i viaggi astrali.

Bibliografia:
Florario di Alfredo Cattabiani
Il grande libro delle piante magiche di Laura Rangoni

Lux

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