Significato simbolico della pietra


menhir sardegnaLa pietra ha un significato simbolico universale molto forte. Compare come elemento primordiale o fondatore in molte civiltà. Da quanto si evince da numerose tradizioni, rappresenta:
l’asse del mondo, l’ombelico dell’universo;
-la divinità che si trova nella pietra nera della Kaaba, nella pietra di Cibele o nell’Onfalos di Delfi;
la solidità, la sicurezza, la durezza;
l’eternità;
il sesso maschile (linga, colonne, obelischi) se disposte verticalmente;
-il sesso femminile (matrice universale) se scavate, forate, grotte o caverne;
-la materializzazione e i legami sociali, essendo indispensabile per la costruzione delle società umane.
La pietra quale fondamento della religione si ritrova nelle parole di Gesù quando ribattezza Simone con nome “Kèphas” (pietra). E si ritrova anche quando Mosè iscrive i comandamenti (Esodo,24,4).
Si distingue fra il culto delle pietre nere (i misteri) da quello delle pietre bianche (la luce). Nella massoneria, vediamo il simbolo della pietra grezza (data da Dio) e quello della pietra tagliata (scolpita dall’uomo). Il passaggio dalla prima alla spirali pietra culto deaseconda esprime il lavoro interiore, l’iniziazione, l’elevazione alla dimensione spirituale.
La formula alchemica V.I.T.R.I.O.L. evoca la conoscenza sotto forma di una pietra: “Visita le viscere della terra e rettificando troverai la pietra nascosta”.
L’uso celtico presenta la pietra nella funzione di trasmissione e legittimazione del potere attraverso la natura, cioè tramite la divinità. Il rituale prevede che si faccia ricorso alla pietra di Fal: “Quando un uomo deve assumersi il compito di regnare su Tara, si siede sulla Pietra di Fal; essa è il simbolo della sovranità, intermediario tra la terra e gli Umani”.
Le pratiche magiche usano spesso la pietra, riconoscendole un potere fecondante o curativo.
Nella tradizione musulmana la Pietra nera racchiude l’essenza spirituale e permette la mediazione tra il credente e Dio.
E’ sulla pietra di “Benben che Ra apparve la prima volta. Il Tempio di Ra infatti, si chiama il “Tempio dell’Obelisco“.
Nella tradizione greca, è sacra la pietra data in luogo di Zeus al padre Crono, secondo la leggenda riportata a Delfi per formare l’Onfalos.
Rea o Cibele era rappresentata e venerata sotto forma di Pietra Nera, probabilmente un meteorite. La “Pietra Triste” era uno dei luoghi di culto di Demetra.
In India Shiva è venerato e rappresentato sotto forma di linga, una pietra verticale, simbolo del fallo sacro.
Pietre e cristalli servono inoltre a scopo augurale, tramite il loro uso in diverse pratiche divinatorie come la litobolia e la litomanzia ispirata al culto dei betili. Guenon, nelle sue riflessioni, parte da Bethel, la Casa di Dio, città in cui Giacobbe, dopo essersi addormentato e aver visto in sogno la scala degli Angeli, eresse una stele che consacrò a Dio. Citando Aurvenere pietra franciaiger (Georges Riche) e Zimmern, Guenon mette in relazione la parola “Beith-el” , dimora divina, con “baytili”, termine con cui i Semiti designavano gli aeroliti o pietre del fulmine.
Il betilo sembra fare la sua comparsa in Oriente, presso i Sumeri, i Semiti, i Mesopotamici, ed ha un significato simbolico equivalente all’Omphalos, a richiamare il Centro del Mondo. I betili sono pietre a forma conica, piramidale, cilindrica, prismatica, risalenti all’età del bronzo (dal 1800 a 535 a.C. circa), poste in prossimità delle tombe a guardia dei defunti. Tali pietre, alte poco più di un metro, potevano essere lisce o con scolpiti elementi anatomici del corpo umano, sia maschili che femminili. In Sardegna ne sono state ritrovate numerosissime e rappresentano la “casa di Dio”. Secondo gli studi di Giovanni Lilliu (archeologo e massimo conoscitore della civiltà nuragica) emerge che il 94% delle statue/stele del periodo preistorico sono femminili e dedicate al culto della Dea Madre. Venivano collocate vicino alle tombe anche per la loro qualità di “Centro del Mondo”, luogo in cui poteva facilmente stabilirsi la comunicazione tra i vari livelli cosmici, ovvero tra il mondo dei morti, il mondo dei vivi e gli dei sotterranei. Guenon rileva che le “pietre nere”, ritenute della stessa categoria dei betili, cioè dimore divine, erano connesse al culto di Cibele o della Grande Dea. Ma benché i betili venissero chiamati “pietre del fulmine”, non avevano un’origine celeste (come invece le pietre nere che erano meteoriti). vajraSecondo Guenon il simbolismo della “pietra del fulmine” è di origine Iperborea e non sarebbe altro che l’ascia di pietra, in silice, connessa al fulmine in quanto arma che spezza e fende. C’è da notare che anche il termine sanscrito Vajra, tradotto spesso con la parola “Diamante”, significa “fulmine, duro, potente”.
Il Vajra nel simbolismo tibetano è una delle principali insegne dei dignitari del lamaismo ed è anche uno degli oggetti sacri più importanti del buddhismo e dell’induismo. Nella mitologia induista viene impugnato come arma da Indra, Re degli dei, in modo del tutto simile a Zeus, il Padre degli dei nella mitologia greca. Esprime il principio maschile della manifestazione universale ed è connesso quindi all’Idea della “paternità divina”. Viene tradotto con il termine “diamante”, poiché simboleggia la purezza, la forza di irradiazione e l’indistruttibilità della coscienza dell’Illuminazione, la luce pura come quella del diamante che recide l’ignoranza ed indica la vacuità, essenza di ogni forma. Il Vajra ha la forma di uno scettro, composto da una sfera centrale (che rappresenta il Vuoto), da due loti con otto petali (che rappresentano i due poli opposti di Nirvana e Samsara) e dei “denti” che si allargano per poi ricongiungersi alle estremità (il mondo fenomenico). A proposito del Vajra Sutra (il Sutra è un sermone attraverso cui si trasmettono gli insegnamenti del Buddha), c’è da sottolineare che esso rappresenta il testo stampato più antico del mondo (Cina 868 d.C.).
Sui Menhir abbiamo due interpretazioni diverse circa l’origine ma che concordano poi nella funzione. Eliade afferma che il Menhir è pietra funebre, associata al culto dei morti, in cui prende dimora l’anima del defunto, impedendole di vagare nel mondo dei vivi e di essere pericolosa. Una volta “fissata” nel sasso, l’anima è costretta ad agire unicamente in senso positivo, e cioè a favore della fertilità dei campi e delle donne. dee della fertilitàLa pietra, la roccia, il monolito, il dolmen, il menhir, divengono sacri grazie alla forza spirituale di cui sono il segno. Secondo l’ archeologa Gimbutas il Menhir è la Dea. Ricorda che da tempi immemori la pietra è associata al principio femminile, come testimoniano Artemide, detta anche la “petrosa” e la “Ninhursag” mesopotamica (potente e benevola Dea, consorte del supremo di Enki, detta anche “Belet-ili” o “Signora della terra di pietra”).
In Lituania i Menhir venivano eretti in prossimità di sorgenti o fiumi, e alcune leggende diffuse anche nell’Inghilterra Meridionale e nel Galles, raccontano che queste pietre a mezzanotte si spostano, ruotano, danzano, per poi immergere la testa nella sorgente e ritornarsene tranquillamente al loro posto. Il collegamento dei Menhir con l’acqua sembra confermato da alcuni cerchi preistorici, con un Menhir al centro, da cui si dipartivano sentieri di pietra che conducevano a valle fino all’acqua. A Callanish, nelle Ebridi, un cerchio di pietre con al centro un menhir conduceva alla baia; le pietre di Carnac, in Bretagna, conducono al mare. Si racconta che in Scozia e nell’Irlanda del XIX ancora si usava danzare tenendosi per mano in circolo intorno alle sorgenti; in lituano la radice “mok” è prefisso per designare le pietre (mokas= pietra eretta), ma è anche connessa con l’umidità (mok= bagnato); “Mokosh Paraskeva Pyatnitsa” era la dea slava dispensatrice dell’acqua della vita e la tessitrice del filo della vita. Anche da ricordi di usanze popolari sembra che ci sia una correlazione tra cerchi di pietra e danze circolari. Entrambi sembrano essere un’estensione dell’energia della Dea concentrata nel centro, accresciuta dai poteri della pietra, dall’altura, dall’acqua e soprattutto dal moto circolare. Là dove i cerchi in pietra si ritrovano con “henge” (tumuli circolari di terra) e con tombe megalitiche (in gran numero nelle isole britanniche), ciò indica il loro legame con i rituali di morte e rigenerazione, praticati molto verosimilmente nei periodi solstiziali ed equinoziali. Anche nella Bibbia le pietre assumono una funzione fondamentale. Nel Sogno di Giacobbe si legge (Genesi 28, 10-22): “Se Dio sarà con mokoshme e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai io ti offrirò la decima”.
Sia Graves ne “La Dea Bianca” che Zolla ne “Le meraviglie della natura”, ci ricordano un passo dell’Esodo (28,15) in cui le pietre acquistano un valore simbolico rilevante, costituendo il “pettorale del giudizio”, una tavola di combinazioni oracolari poste sul petto del sacerdote. Zolla evidenzia il numero 12 (3×4) poiché esso è il numero della Totalità della Manifestazione. Inoltre dodici sono le pietre fondamentali dell’alchimia araba: zolfo, solfito d’arsenico, carbonato i sodio, calce, ammoniaca, sale, vetriolo, pirite, magnesia, allume, borace, litargirio. Dodici sono le stazioni zodiacali da cui si deve individuare l’oroscopo. Zolla ricorda inoltre che Mitra è petrogenito, cioè nasce da una pietra.
Graves sostiene che i nomi delle tribù d’Israele indicati nel pettorale dalle pietre erano ordinati secondo una successione stagionale, che si è persa nel tempo, e che probabilmente celava una tradizione segreta. Ad ogni mese era abbinata una pietra e una lettera. Ma perché Graves elabora tutte queste complesse associazioni? Per avvalorare la tesi che anticamente vi fosse un unico “mitico-poetico” linguaggio usato sia nel Mediterraneo che nell’Europa Settentrionale, una lingua magica connessa con i riti religiosi in onore della Dea-Luna. Tale lingua fu manipolata verso la fine dell’epoca minoica, con le invasioni provenienti dall’Asia centrale, periodo in cui si passò dal matriarcato al patriarcato e in cui il linguaggio poetico fu completamente ri-plasmato, e dalla poesia magica si passò al linguaggio poetico-razionale.
Interessante anche l’interpretazione della pietra ad opera di Jung, per cui rimando alla lettura del suo saggio “L’uomo e i suoi simboli”.
Lo psicanalista affermava: “in molti sogni il centro nucleare si manifesta anche come un cristallo. La struttura matematicamente esatta del cristallo ci richiama alla mente il sentimento intuitivo per cui anche nella cosiddetta materia bruta, opera un principio spirituale ordinatore. Così spesso il cristallo simboleggia l’unione degli estremi contrari, lo spirito e la materia. Forse i cristalli e le pietre sono simboli appropriati del sé.
Le pietre preziose, quale espressione della Dea, sarebbero in grado di proteggere contro spiriti, malefici, malattie e disgrazie, oltre a caricare le persone di energia positiva.

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Bibliografia:
Forum Montesion

Lux


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