I simboli del Natale


Il ciocco
fuegoBruciare un ceppo di Frassino la sera del solstizio d’inverno protegge la casa, in particolare i bambini. Tradizione vuole che assieme al nuovo ceppo, se ne bruci un pezzetto conservato dall’anno precedente a simboleggiare la continuità della vita e il rinnovamento. Il ciocco natalizio, “Jul” in tedesco, può essere anche di legno di quercia. La sera della vigilia di Natale, in Val di Chiana (provincia d’Arezzo) ogni famiglia si riuniva mettendo nel camino “il ciocco” mentre i bambini venivano bendati e dovevano battere con le molle su di esso, recitando “l’Ave Maria del ceppo” che aveva la virtù di far piovere su di loro dolci e regalini. Questa antichissima usanza, venne interpretata nel primo Medioevo in senso cristiano: il “suc” era il simbolo del Cristo che si era sacrificato per sostenere l’uomo nel suo viaggio terreno. Il ceppo doveva bruciare un poco ogni sera per dodici giorni, simboli dei dodici mesi dell’anno: era analogo al Sole che avrebbe nutrito la terra per un anno intero.
Margarethe Riemscneider scrisse: ” il ciocco vale come amuleto protettivo per tutto l’anno seguente e nel periodo natalizio non deve mai spegnersi. Ma non deve neppure consumarsi tutto perché ciò che resta serve per proteggere e benedire la casa e il nuovo ciocco va acceso con un pezzo di quello vecchio. E’ sacro perché con la sua forma ricorda il fallo, dunque la fertilità e l’idea di fortuna“. Il ceppo si collega al destino e al dio che lo personifica, Saturno. Per questo si dice che nei “dodici giorni” si possano trarre pronostici sull’andamento dell’anno.

Le ghirlande
Le ghirlande di Natale sono realizzate con rami di abete, vischio, edera e agrifoglio. Possono anche essere fatte di foglie d’ alloro simbolo di gloria, luce (era sacro ad Apollo) e rinascita. La forma circolare delle ghirlande parla di cicli, infinito, l’immortalità (vedi qui). E’ frequente trovarne di doppie, a simboleggiare il corpo immortale, il trionfo dello Spirito sulla morte. Ecco perché in passato era importante porle sull’uscio di casa nei giorni precedenti al solstizio d’inverno.

La Stella
996996_442769845823285_430179915_nComunemente incorona l’albero solstiziale che decoriamo ogni anno. Si narra che Gesù donò ai Re Magi una pietra, ma questi non ne compresero il motivo e la gettarono in un pozzo; allora scese da cielo un fuoco ardente e calò dritto sul pozzo. Così presero quel fuoco e lo custodirono in un tempio. Maria Grazia Chiappori scrive: ” questo fuoco è una rivelazione sotto forma ignea e dunque luminosa come la stella di Dio; la pietra è una ierofania”. Richiama inoltre la folgore greca di Zeus e il fuoco, che sceso dal cielo, annunciò la missione di Zoroastro fra gli uomini. Analoga è la stella di cui parla Matteo, manifestazione divina e simbolo del principio luminoso presente in ogni uomo. La Grotta in cui nasce Gesù è descritta come splendente di luce. Nella visione zoroastriana il Signore della Sapienza appare sempre circondato da sei sapienze di luce con le quali forma la Eptade divina. Nella Genesi mazdeica lo “Xvarnah“, la Luce di gloria è l’anima stessa. Aleister Crowley scrisse che “ogni uomo è una stella“. In questo periodo dell’anno la costellazione più splendente è Orione, il cacciatore che nella mitologia greca è stato accecato da Enopione (aveva sedotto sua figlia). Orione allora si diresse a Lemno dove si fece guidare incontro al sole nascente dal demone Cedalione e riacquistò la vista. Nulla è a caso nel cielo, e anche questo mito sposa il tema del rinnovamento e dell’ illuminazione.
I Celti durante la stagione invernale erano soliti a celebrare un rituale, il bagno di sole: rivolti verso est si lasciavano inondare dalla luce dell’astro. Questa cerimonia serviva a risvegliare l’anima, ad allontanare depressione e pensieri negativi nonché a sviluppare il proprio potenziale. Il sole in una visione più ampia, rappresenta il fuoco divino, l’anima proiettata negli esseri e nelle cose.

Le renne
Le renne che guidano la slitta di Babbo Natale sono l’antico retaggio di un mito norreno, in cui il dio Thor viaggiava su di un carro trainato da una capra. Più in generale le renne rappresentano la saggezza dal momento che sono in grado sopravvivere in ambienti del tutto inospitali. I popoli indigeni hanno osservato come riescono a rompere la neve ghiacciata con gli zoccoli per cibarsi di vegetali. E’ così che gli uomini si procuravano alcune erbe medicinali di cui l’animale era ghiotto. Fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo nei freddi paesi nordici, era onorata e rispettata. A volte le renne nutrendosi, ingerivano dei funghi allucinogeni perciò si comportavano in modo un po’ bizzarro; spiccavano salti altissimi e questo potrebbe aver alimentato la leggenda delle “renne volanti“.

L’Edera
dioniso04L’edera è un sempreverde e assieme all’agrifoglio condivide la fama di amuleto solstiziale. Nonostante il rigore invernale conserva un bel fogliame lucido, che è il simbolo della resistenza, della speranza e della vitalità, anche nelle condizioni più difficili. Inoltre cresce e si espande, arrivando a colonizzare alberi enormi, per questo ci insegna ad essere flessibili ed intraprendenti (c’è sempre un altro modo di salire – un’altra opportunità per esprimere il proprio potenziale) . L’agrifoglio e l’edera rappresentano l’armonia nella dualità, il maschile e il femminile e ci incoraggiano ad espandere la nostra visione spirituale. Si dice che intrecciando una coroncina d’edera e ponendola sulla porta di casa, nessuna entità malvagia potrà entrare. L’edera era anche un simbolo di Dioniso e un mito narra che essa comparve subito dopo la sua nascita per proteggere il bambino dalle fiamme che bruciavano il corpo materno. Sembra inoltre avere un rapporto particolare con la vite: in inverno la vite giace come morta fino a quando sotto il rinnovato calore del sole, sprigiona un rigoglioso verdeggiare e un succo infuocato. Non meno sorprendente è l’edera, la cui crescita mostra un dualismo simile alla natura di Dioniso. Il suo fiore e il suo ricoprirsi di frutti stanno in un particolare rapporto di corrispondenza e di opposizione rispetto alla vite. Tra i suoi fiori e i suoi frutti, sta il tempo dell’epifania dionisiaca nei mesi invernali. Mentre la vite ha bisogno il più possibile della luce solare, l’edera ne ha un bisogno limitato e germoglia anche all’ombra e al freddo. Paragonata anche al serpente, nell’edera si manifesta un tratto della “zoé“, della vita: l’aspetto meno caloroso, di massima quiete. L’affinità vite/edera è radicata nell’essenza del dio dalla duplice figura: luce ed oscurità, calore e freddezza, ebbrezza di vita e soffio di morte; la molteplicità degli aspetti dionisiaci che lottano tra di loro si manifesta qui, in forma vegetale. Siccome Bacco era anche il dio del trasporto mistico e amoroso, la pianta venne utilizzata in magia proprio per i legamenti d’amore.

Le candele
natale-2013-composizione-di-candeleLe candele richiamano subito l’elemento fuoco e dunque il Sole con la sua luce e il suo calore.
A Natale festeggiamo proprio il ritorno della Luce e la venuta di Cristo, la luce del mondo per antonomasia. Non a caso in Chiesa, la notte della Vigilia, viene accesa una candela bianca. Secoli prima della nascita di Gesù però, le persone accendevano falò simbolici in onore della rinascita del Sole. Gli antichi Scandinavi costruivano torce di fuoco per sconfiggere “Re Gelo”. Durante i Saturnali, i romani addobbavano gli alberi con piccole candele per onorare Saturno, dio dell’agricoltura e del destino. Nel Medioevo le persone erano solite porre alcune candele accese alle finestre la vigilia di Natale, per guidare il Bambino Gesù nella sua venuta, ma anche uno strano gatto, detto “Mammon” per tutelare la famiglia dalle entità malevole.
Le candele servono ad illuminare, a livello simbolico, la mente e il cuore delle persone. Spesso utilizzate nella meditazione, rappresentano il risveglio spirituale e quell’amore ardente che dovremmo provare nei confronti di ogni essere. La fiamma è anche simbolo dell’anima luminosa dell’uomo, la sua parte incorruttibile che continua il suo viaggio dopo la morte. Infine, accedere una candela è un ottimo modo per inviare le nostre preghiere e desideri nelle sfere celesti, dato che il fuoco è un elemento puro e comunica facilmente con l’aria.

I colori del Natale
Rosso: è il colore del sangue, della vita, del Sole infuocato, della passione e dell’amore che consente il rinnovarsi dell’esistenza sulla Terra. In alchimia corrisponde alla Rubedo: l’alchimista risorto passa dal buio alla luce e realizza la sua essenza divina mentre è ancora nel suo corpo fisico. È ciò che gli gnostici chiamavano “pneuma“, lo spirito divino in ogni uomo, nascosto nella profonda oscurità, che può essere reso di nuovo conscio.
Verde: è il colore della speranza, del rinnovamento, dei vegetali, dell’energia, della fertilità, della crescita. In Alchimia si collega alla “Viriditas“, l’energia della vita che rianima il morto, colui che rinasce alla vita interiore e intraprende il sentiero verso la conoscenza . L’iniziato è spiga, germoglio e nuovo albero. L’alchimia stessa è definita “agricoltura celeste“. Di questa Rinascita parlano anche i Misteri Eleusini.
Oro: richiama l’omonimo elemento e ovviamente, il Sole. E’ collegato alla prosperità, alla ricchezza, alla carità, all’amore e alla divinità.
La segreta speranza degli alchimisti era quella di ottenere l’oro filosofale o “fuoco sacro“. L’oro e l’arte del dorare sono una caratteristica religiosa dell’antico Egitto ma nell’iconografia cristiana questo colore è definito “assist” e permette di creare una sottile ragnatela di raggi dorati emanati dalla Divinità ad illuminare i soggetti circostanti.
Bianco: rappresenta purezza e bontà, la speranza per il futuro. È il colore della trasparenza, dell’illuminazione, della nuova vita. Esprime l’archetipo dell’assoluto e della luce. In Alchimia è il colore dell’Albedo, rappresentata da Aurora, la dea romana dell’alba.
Suo fratello è Elio, il Sole. Con un gioco di parole, Aurora è collegata con “aurea hora“, l’ora d’oro. Indica anche uno stato di coscienza supremo.

Le campane
campane-e-pallineLa mia nonna decorava l’albero con tante minute campane colorate e non so perché, da piccola le ritenevo simboli più adatti alla Pasqua. Invece, parlano proprio del risveglio della consapevolezza.
Le campane che suonano la notte di natale, con i loro rintocchi ci trasportano in uno stato contemplativo superiore. Sono anche un antico simbolo di protezione e suonarle allontanerebbe la negatività. Basti pensare ai sonagli “chiama angeli“, che non sono altro che piccoli campanellini. Hanno un suono molto “lunare” simile alle risate dei bimbi.
O almeno, io li percepisco così!
La campana, così tondeggiante ricorda i fianchi di una donna, mentre il batacchio che ha all’interno è un elemento maschile.
Queste due componenti, lavorano assieme per creare un’armonia: una bella metafora che allude, ancora una volta, al gioco d’equilibrio fra le energie yin e yang. Nel buddismo, il suono di una campana richiama l’armonia, la saggezza, e l’illuminazione.

Gli angeli
Gli angeli sono portatori di luce per eccellenza. Anche Lucifero inizialmente un glorioso angelo, identificato spesso col pianeta Venere. Gli angeli accompagnano il rinnovamento della Luce, tipico del Solstizio e del Natale cristiano. Sono anche i messaggeri divini, incarnano la provvidenza e le ricompense che derivano dalle azioni rette. E’ questo il periodo migliore dell’anno per accedere a piccole o grandi illuminazioni e riconnettersi all’energia divina. Del resto si sa, che i miracoli accadono più facilmente durante la notte di Natale.

Anguilla
OuroborosL’anguilla veniva consumata durante i Saturnali, che iniziavano il 17 fino al 25 Dicembre, giorno dedicato alla dea del silenzio: Angerona o Angitia, responsabile fra l’altro, del soffocamento. L’anguilla che scivolava senza sforzo nella gola, alludeva ad una vita lunga, richiamando  “l’ouroboros“, simbolo supremo dei cicli temporali e dell’eternità. Inoltre, in inverno, il Sole passa nella strettoia dell’anno, la porta del solstizio, e lo si incoraggiava cibandosi ritualmente d’anguilla, che rappresentava il mitico serpente che emergeva dalle acque del caos primordiale. Attraverso la Porta Meridionale di Noto, la via di risalita delle anime, si accede al non manifesto, agli stati di coscienza sopraindividuali.

La grotta
Nel simbolismo precristiano la grotta rappresentava il cosmo, “l’imago mundi” come scriveva Porfirio: “Gli antichi consacravano davvero opportunamente antri e caverne al cosmo, considerato nella sua totalità o nelle sue parti”. Era anche il luogo di nascita di molti dei: Dioniso, Hermes, Zeus e Mitra (che sorge da una roccia). Per questi motivi, le grotte erano considerate luoghi di culto e iniziazione. Nel mitraismo gli “spelea” erano luoghi d’iniziazione dove al “mystes” veniva insegnata la dottrina del dramma della discesa dell’anima nel mondo e il suo ritorno al cielo dopo prove espiatorie. La nascita di Gesù in una grotta, fu accolta come una epifania divina nel cosmo. Secondo la leggenda inoltre, il Cristo sarebbe nato a mezzanotte, segnando simbolicamente l’inizio di una nuova era.

I pastori
La loro funzione è un esercizio di costante vigilanza: sono sempre svegli e vedono la nascita del Cristo. Dunque il pastore è il simbolo del vegliare. Essendo nomade rappresenta l’anima che nel mondo è passeggera; figura perciò l’anima saggia i cui atti sono ispirati dalla contemplazione e dalla visione interiore.

Il bue
1524920_562754753807298_1732714337_nE’ un’animale sacrificale, vittima benefica. Per questo motivo ha figurato persino il Cristo crocifisso e coloro che lavorano nel campo del Signore. Ma è analogo anche al toro lunare, al toro mitraico che genera il mondo vivente. E in molti altri riti pagani il toro o il bue dalle corna lunari, veniva sacrificato per favorire la periodica rigenerazione del cosmo, come la luna nera che moriva ogni mese per fecondarlo. Per questo i Caldei celebravano ogni anno la creazione del mondo nel momento in cui il Sole entrava nel segno del Toro.

L’asino
Nelle antiche tradizioni asiatiche era simbolo regale-sapienziale. In tutto l’Oriente l’asina bianca era la cavalcatura di re e condottieri. Presso gli Hyksos, il popolo che occupò l’Egitto settentrionale nel XVII secolo a.C., due orecchie d’asino poste sopra uno scettro erano l’insegna degli dei. Ecco perché gli Egizi, sconfitti gli invasori, rappresentarono Seth, uccisore di Osiride, in un asino. L’asino era la cavalcatura di Dioniso e per questo fu assunto a simbolo di vizi. Nell’episodio di Mida che tutto tramutava in oro, le orecchie d’asino erano il segno della sapienza. Nell’Antico Testamento l’asina di Balaam, vede l’invisibile. L’asino che è famoso per compiere lavori faticosi e non certo esaltanti, divenne anche l’emblema dell’umiltà. Una leggenda medievale narra che il Cristo gli fece crescere tra la schiena e le spalle due linee di peli scuri a formare la croce. Schneider spiega che: “la collocazione cosmologica dell’asino è fra notte e giorno, tra inverno e primavera. L’asino è omologo alla stella vespertina che conserva con sé il rosso del crepuscolo, ovvero la luce solare, fino all’alba quando, come stella mattutina, si sacrifica nell’aurora generando il cavallo solare. E’ colui che porta in sé il sole nel periodo invernale per morire a primavera.

I Re Magi
1524874_563256987090408_1004106478_nMatteo si limita a riferire che i Magi, di cui non specifica il numero, giunsero dall’Oriente guidati da una stella, adorarono il Cristo e infine gli donarono oro, incenso e mirra. Nel Vangelo arabo-siriaco dell’infanzia si narra che “vennero a Gerusalemme dei Magi, come predetto da Zaradusht ovvero Zoroastro”. La parola Mago deriva da “Mag” che significa “dono“. Colui che partecipa del “mag” può ottenere un’illuminazione, una conoscenza fuori dall’ordinario, una visione e percezione che non sono né mediate né trasmesse dagli organi fisici né dai sensi. Lo stato di “mag” separa ciò che è spirituale da ciò che è corporeo, porta in diretto contatto con le energie divine. I Magi sarebbero dunque, gli eredi spirituali di Zoroastro che si sarebbero tramandati uno scritto attribuito a Seth dove si profetizzava l’apparizione della stella ed erano elencati i doni da offrire al Salvatore. A Seth, figlio di Adamo, l’antichità giudaica attribuiva l’invenzione della scienza astrologica.

Oro, incenso e mirra
oro-incenso-mirraL’oro simboleggia la purificazione, la trasmutazione dell’anima (gli alchimisti cercano la pietra filosofale che trasforma tutto in oro…). Richiama il Sole e l’essenza divina del Cristo, l’abbondanza e la fertilità. Il Sole risplende nel cielo e diffonde i suoi raggi; questo pare un invito ad ampliare la propria visione spirituale, applicandosi a praticare le virtù della giustizia, della forza e del coraggio. Gli egiziani lo associavano a Ra. In India, l’oro rappresentava la verità. In Cina è un simbolo di illuminazione. Nella mitologia e nel folklore, il colore dorato è associato alla saggezza e alle arti magiche, ai guaritori (ed esorcisti) e all’immortalità.
L’incenso dalle virtù purificatrici, porta simbolicamente le preghiere nei cieli affinché siano esaudite; rappresenta il Cristo-sacerdote che con il suo sacrificio si pone come tramite fra il Padre e gli uomini. Può essere utilizzato per creare il proprio spazio sacro per meditare.
La mirra parla della passione e morte di Cristo: nel Vangelo di Giovanni si narra che Gesù fu sepolto con mirra e aloe. “La polvere della mirra preannunzia il sepolcro” scriveva Prudenzio. La mirra oltre a purificare l’ambiente, invita al raccoglimento e alla meditazione. I suoi grani tondeggianti di colore rossastro ricordano proprio delle gocce di sangue (per questo è sacra a Marte). E’ anche simbolo di sapienza e in aromaterapia si dice aiuti a superare il lutto infondendo serenità. Connessa al regno dei morti, può essere bruciata per protezione e negli esorcismi.

Simboli vegetali del Solstizio
L’albero di Natale: qui
Il vischio: qui
L’agrifoglio: qui
La Rosa di Natale: qui
L’aglio: qui
La verbena: qui
L’Incenso: qui
La Mirra: qui
L’Alloro: qui
Il Ginepro: qui
Le virtù del fagiolo: qui

Festività
San Nicola e i Saturnali: qui
Saturno: qui
Santa Lucia: qui
L’Immacolata Concezione: qui
Il Natale: qui
Origini del Capodanno: qui

Gli animali messaggeri di Luce
La Fenice: qui
Il Gallo: qui
Il Fenicottero: qui
L’Airone: qui
Il Cervo: qui
Il pettirosso: qui
L’Oca: qui

Bibliografia parziale:
Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, di Alfredo Cattabiani.

Lux

 


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