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La magia dimenticata di Ferragosto: dèi, erbe e antichi riti

Agosto, per gli antichi, era un tempo di passaggio: i frutti giungevano a maturazione, il raccolto si avvicinava e nella natura cominciavano già a manifestarsi i primi, impercettibili segni del cambiamento.
Non stupisce quindi che proprio in questo mese si concentrassero feste dedicate alla fertilità, all’abbondanza, alla maturazione e alla trasformazione.
Nell’antica Roma, il 13 agosto si celebrava Diana, signora dei boschi e degli animali selvatici, ma anche divinità legata alla luna, alle donne e alla protezione del parto. Il suo nome appartiene alla stessa antica famiglia linguistica del latino dius, ciò che è divino, luminoso, celeste. Perciò era invocata per portare i neonati “alla luce” del giorno (in dīum).

Nello stesso giorno si celebrava anche Vertumno, misterioso dio delle trasformazioni. Era la divinità del mutamento e dell’avvicendarsi delle stagioni, capace, secondo il mito, di assumere forme diverse proprio come la natura cambia incessantemente volto.

Il 17 agosto era il giorno di Portuno, dio dei porti e delle porte: colui che presiedeva simbolicamente ai luoghi di passaggio.
Il 19 agosto arrivavano le Vinalia Rustica, legate alla vendemmia imminente e poste sotto la protezione di Giove e, in seguito, anche di Venere.
Il 21 agosto, con i Consualia, si onorava Conso, divinità connessa alle messi immagazzinate.
Due giorni dopo, il 23 agosto, era la volta di Ops, personificazione della fertilità della terra e dell’abbondanza che essa poteva offrire.

Boschi, porte, frutti, vino, grano, fertilità.

Letti uno accanto all’altro, questi culti raccontano qualcosa di molto semplice: agosto era il momento in cui l’uomo attendeva che la Terra mantenesse la propria promessa.
Anche le Feriae Augusti, istituite da Augusto nel 18 a.C. e dalle quali deriva il nostro nome Ferragosto, si inserirono in questo mondo agricolo fatto di lavoro, raccolti, riposo e celebrazione.
Ma con il trascorrere dei secoli il significato della festa cambiò.
Il 15 agosto divenne nel calendario cristiano la solennità dell’Assunzione di Maria e i gesti del mondo rurale finirono per convivere con la nuova dimensione religiosa.

Ed è in questo intreccio che ha origine una delle tradizioni più affascinanti di agosto: le erbe della Madonna.
Nel Medioevo, soprattutto nell’Europa centrale e nelle regioni alpine, il giorno dell’Assunta si portavano in chiesa mazzi di fiori ed erbe medicinali perché fossero benedetti.
Quelle piante, una volta riportate a casa, venivano conservate e avevano una funzione protettiva e apotropaica. Per esempio, durante i temporali più violenti, se ne bruciava una parte per scongiurare gravi danni.
Nell’area ladina, insieme alle erbe potevano essere benedetti persino farina e sale.

Tradizioni che sembrano custodire un segreto primordiale: esistono momenti dell’anno in cui la natura possiede una forza particolare, capace di rimanere in ciò che viene raccolto.
Ma lo stesso sguardo rivolto ai misteri della natura emerge anche in culture molto lontane.
Nel Vicino Oriente, il 15 agosto si celebrava Atargatis, grande dea siriana connessa alle acque e alla fertilità, che l’iconografia più tarda rappresentò anche nella celebre forma di donna dalla coda di pesce.

Ritorna continuamente la stessa immagine:
la Terra che ha generato e nutrito, finalmente offre i suoi frutti.
Forse è questa la magia di agosto: ricordarci che ogni raccolto è contemporaneamente compimento e trasformazione.

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