Simbologia del Salice


indexIl Salice è un albero dotato di poteri straordinari, connesso alla dea lunare Ecate, e alle pratiche isidee. Nella mitologia troviamo anche la ninfa Elice, il cui nome equivale a salice, la quale era preposta alle cerimonie atte a favorire la pioggia, come del resto, Ecate dispensava la rugiada e l’umidità fra i campi. E’ interessante notare che nel calendario, durante il quinto mese che cade il 23 aprile, si celebrava- in alcune regioni d’Europa- la festa della primavera detta anche festa del “Verde Giorgio“, divenuto successivamente San Giorgio, il cavaliere che trafisse il drago. Questa figura, un eroe solare, trafigge le correnti volgari legate alla natura inferiore e pesante dell’uomo, le sue passioni non controllate e dirette. Il simbolismo del salice è piuttosto controverso, come tutti gli alberi associati alla Grande Madre. Le sue foglie pendule, evocano non soltanto le lacrime, ma anche il contegno che si tiene ai funerali. Nell’immaginario popolare l’albero, è divenuto l’emblema del ricordo nostalgico, della malinconia e del compianto. Omero parla dei “salici che perdono i frutti prima della maturazione”, rappresentando per i Greci l’immagine di un albero vivente uccisore del proprio frutto, simbolo della Madre Terra che genera e riprende nel suo grembo gli esseri generati. IMG_3088Il salice, afferma Hugo Rahner: “E’ qualcosa di duplice, in riscontro alla duplicità delle dee Demetra e Core che si veneravano ad Eleusi, una pianta che è a un tempo madre e vergine, germogliante e casta, vivente e morta”. Era sacro alla Luna in quanto prediligeva l’acqua e fra i sui suoi rami nidificava il principale uccello della dea, il torcicollo, che aveva sulle piume dei segni a V, simili a quelli presenti sulle scaglie dei serpenti oracolari, consacrati proprio alla Luna nella Grecia antica. Nell’alfabeto celtico degli alberi, il salice era il quinto dell’anno e cinque era il numero sacro alla Grande Madre. Il cinque rappresenta l’unione del tre maschile con il due femminile, il concepimento dell’essere perfetto. E’ la ierogamia, l’unione tra il principio celeste con il principio materno terrestre, rappresentato da due assi, uno verticale ed uno orizzontale che passano per il centro. Nel Medioevo tuttavia, quest’albero, fu considerato nefasto. Il suo stretto legame con la Luna, lo consacrò ad albero degli incantesimi e dunque, delle streghe. Questo legame è così forte che le parole “witch e wicked“, ossia malvagio, derivano dallo stesso termine che indicava anticamente il salice, “wicker”, ossia vimine. Si diceva che la scopa delle streghe fosse fatta con legacci di salice, in onore di Ecate. Plinio scriveva: “Improvvisamente il salice perde il suo seme ancor prima che abbia raggiunto una qualche maturità”. Come tutte le piante consacrate alla dea infera, gli antichi sostenevano che il suo seme potesse procurare l’aborto alle donne in stato interessante. In Russia piantare un salice porta male: un proverbio dice che chi pianta un salice si scava la tomba. Presso i Nativi americani, quest’albero è sacro e rappresenta il ciclico rinnovarsi della vita e della natura. triformeIl salice si piega ma non si spezza, dunque è l’emblema della saggezza dalla quale arriva la capacità di adattarsi alle tempeste della vita. Si narra che bruciare le sue foglie, aumenti i poteri psichici ma anche la capacità di ascoltare il prossimo. Sacro ai druidi, il salice fa parte dei rimedi del Dr. Bach (Willow): serve a coloro che provano amarezza, vittimismo, rabbia e rancore, alle persone permalose e invidiose della fortuna altrui. Il salice cura inoltre psoriasi, eritemi ed è efficace contro l’insonnia. La sua corteccia era utilizzata, per combattere la febbre e le malattie dovute all’umidità e in particolare i reumatismi cronici. Essa infatti, insieme con le foglie, contiene salicina, che ha un’azione antireumatica, antitermica e astringente. Pare efficace anche contro gli stimoli sessuali; per tale ragione si chiama “agnos“, poichè è, privo di figliolanza, tanto che le donne lo spargevano sul loro giaciglio nella festa delle Tesmoforie. Simbolo di castità, bevendo dell’acqua in cui sono stati soffregati i suoi fiori, si spegne del tutto quel che in noi ribolle di passione o cupidigia sessuale. Dato che la Vergine per antonomasia è la Madonna, il salice divenne uno dei suoi emblemi. Quest’albero è citato anche nella Bibbia, dove si parla della festa ebraica delle Capanne: “…il primo giorno prenderete i frutti degli alberi migliori: rami di palma, rami con dense foglie e salici di torrente, e gioirete davanti al Signore vostro Dio per sette giorni…”. In questo caso, pare evocare l’abbondanza. Lo scrittore cristiano Erma, abbina il salice all’angelo Michele: “Questa pianta è una specie che ama la vita…questa grande pianta che copre i monti e tutta la terra…è il Figlio di Dio annunciato sino ai confini della terra. Le genti che stanno all’ombra dell’albero sono coloro che ascoltarono tale annuncio e credettero in lui”. Infine, Isaia, paragona i rinati dal fonte battesimale con le erbe verdeggianti del salice che cresce lungo i corsi d’acqua. Ancora una volta assistiamo ad un rovesciamento simbolico: le antiche divinità, preposte ad assicurare fertilità ed abbondanza, col cristianesimo diventano distruttrici, malvagie, streghe.

Nota C’è un luogo legato al culto della Grande Madre, dove i Salici hanno molte storie da raccontare: S. Maria delle Grazie

Bibliografia: Florario di Alfredo Cattabiani
Il grande libro delle piante magiche di Laura Rigoni
I Misteri dei Celti di Stefano Mayorca

Lux

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