Il metodo intuitivo


tarocco e introspezioneLeggere i Tarocchi utilizzando il metodo intuitivo, è sempre una nuova scoperta. Chi “fa le carte”, non si pone quale “interprete di simboli” che corrispondono a significati prestabiliti, piuttosto, aiuta il consultante a trovare una risposta ai suoi dubbi, a guardare dentro di lui il significato del simbolo, a far emergere eventuali emozioni nascoste. Serve intelligenza emotiva, empatia, capacità di comunicare.
Chi dice che “un gioco non può essere attendibile” deve cedere davanti al fatto che nessuno sa cosa lo attende, nemmeno il più scrupoloso dei matematici. Sappiamo invece, che la parte di noi che è vittima inconsapevole della mente, fossilizzata in un’unica visione dell’io, proprio come Narciso fissava la sua immagine nella fonte, tende ad attendere il vecchio, a ripetere determinati schemi ed errori.
Il gioco fa appello alla parte di noi che non si trova sotto il giogo della mente, perciò consente che il caso avvenga, portando nuove possibilità.
La prima regola del gioco quindi, è assumere di non sapere. Bisognerà far emergere dal consultante la vera domanda, le implicazioni emotive del problema.
Invito sempre, le persone che “giocano con me”, a fare una breve meditazione, per scaricare l’ansia e il pregiudizio (a volte negativo), le aspettative che hanno “sull’oracolo” e chiedo di vivere il consulto come una “caccia la tesoro“, in cui trovare se stessi.
La domanda deve partire dal cuore della persona, dev’essere pregna della sua energia e soprattutto formulata in modo da rispecchiare le vere esigenze del consultante, non le proiezioni del “cartomante” sulla persona che ha di fronte.
Per fare questo c’è un metodo che funziona sempre, guardare l’ultima carta del mazzo, che indica con una certa esatezza il nucleo della questione. Ad esempio, “Gli amanti o l’Innamorato”, pongono questioni relative alla vita sentimentale o relazionale. Quando il consultante decide di non formulare alcuna domanda, questo può essere d’aiuto. Dopo aver disposto le carte a semicerchio, si chiede alla persona di sceglierne due o tre. In generale, preferisco una lettura semplice: dalla semplicità e dall’immediatezza emergono le rivelazioni più significative. Gli arcani minori, hanno il potere di cogliere molte sfumature, articolare il discorso, questo è certo, ma vanno introdotti “un passo dopo l’altro”, per non ricadere nella trappola mentale della razionalizzazione.
Le carte vanno fatte scegliere con la mano sinistra, quella più ricettiva, collegata all’emisfero destro del cervello, sede dell’intuizione.
Si scoprono le carte, e si permette alla persona di contemplarle e commentarle, accettando con onestà ciò che evocano in loro.
In una lettura che riguardava una situazione sentimentale, ho chiesto al consultante cosa vedesse, nell’arcano della Luna, accanto a quello della Forza.
Risposta: “Sono io che apro la bocca e dico sia al mio compagno, che al mio amante, ciò che realmente provo; forse entrambi non sono gli uomini della mia vita e devo accettarlo. Li vedo nei cani che ululano alla Luna”. Risposi che era un’interpretazione molto saggia.
Un’altra cosa che amo fare, dopo aver individuato il problema, è scombinare l’ordine delle carte e creare nuove storie, nuovi finali e possibilità. Io inizio e il consultante capisce, che è libero di continuare da sé e fare della propria vita ciò che ritiene più opportuno.
Capita molto spesso, che le persone si mettano a piangere, durante un consulto. All’inizio mi chiedevo se fossero pronte “a specchiarsi”, a incontrare la loro parte più intima, ma poi ho compreso che era proprio la meraviglia di tale incontro a far scaturire le emozioni. Un pianto autentico come quello di un bambino che respira per la prima volta…infondo rivolgersi ad un’ estranea e mettersi a nudo, pone in una condizione di fragilità, di nudità interiore.
Serve un po’ di coraggio, per “togliersi” le maschere, uno strato dopo l’altro. Eppure più riusciamo ad essere sinceri, più la vincita al gioco è alta.
Leggere i Tarocchi è un’arte, e come tutte le arti cerca di rendere visibile l’invisibile, di dare un quadro “dell’anima” del consultante, del suo sentire. Un’arte che dona la capacità di intervenire sulla tela, trasformandola, se lo si desidera.

 


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