Tarocchi intuitivi e Psicologia del profondo


tarocchi intuitiviLe carte dei Tarocchi sono delle icone, delle immagini della stessa natura delle immagini sacre e degli idoli. Partecipano del mondo psichico e immaginale, e rimandano alle due culture che si sono contrapposte nei secoli- quelle della religione monoteista e quella della magia naturale. Nei Tarocchi, queste immagini sono chiamate Arcani. “Arcano”, è ciò che è riposto nell’ “Arca”, in greco “custodia”. Sono dunque immagini da custodire, da salvare dal diluvio e tramandare ai posteri. Perché? Quali messaggi rivelano? Da dove provengono? Chi li ha inventati?.
Dal Settecento a oggi, queste domande hanno prodotto una quantità infinita di risposte. Ci viene in aiuto il mito: Mnemosyne, la Dea della Memoria, è lei che ha generato le Muse, le Arti. Mnemosyne figlia di Uranos, il cielo stellato e di Gea, Madre Terra, è lei che conserva la memoria della loro unione, prima che la falce del Tempo lo dividesse. Esiodo narra che le Muse furono generate per alleviare con le loro arti le fatiche e le pene degli uomini, affinché se ne dimenticassero. Si tratta di farci dimenticare il mondo della dualità, dato che gli Archetipi dei sistemi simbolici ricordano l’Archè della psiche, e possono permetterci di intuire l’unità del Tutto di cui sembriamo immemori, ma che Mnemosyne, sa.
Ma i Tarocchi sono anche carte da gioco, come rivela lo stesso nome “Tarot”, “tarocco”, “tarock”, usate in Italia e Francia nelle fiere paesane. Sono dunque una sintesi di due mondi, il mondo della religione-magia da un lato e quello ludico, del gioco, dall’altro- come si vede osservando la struttura del mazzo: 22 Arcani Maggiori dalle immagini intense e nomi altisonanti, più 56 che ricalcano le tradizionali carte da gioco. E’ proprio per via di questa natura ludica che vengono subito condannati dalla Chiesa come un vizio e nel 1480 come “opus diaboli”. E malgrado ci fosse chi quasi un secolo più tardi, un anonimo autore di un “Discorso perché fosse trovato il gioco del tarocco” (1570), attribuisse al Tarocco intenti opposti- avvicinarsi a Dio meditando sulle miserie umane, quel marchio di infamia ha continuato a prevalere.
Di certo i Tarocchi fanno la loro comparsa in Europa nel XV secolo e c’è chi dice che provengano dall’India o dalla Cina, chi dalla Spagna introdotti dall’occupazione araba; c’è chi dice introdotti dagli zingari o dai Crociati. Ma andando oltre la loro provenienza, ciò che importa è la corrispondenza coi simboli delle cosmogonie e mitologie più antiche di tutti i popoli, il loro affondare le radici nell’inconscio collettivo.
La diffusione dei Tarocchi, come la loro natura, sembra essere “bipolare”: avviene in ristretti circoli esoterici maschili, di ispirazione massonica e rosacrociana e al contempo, parte una cartomanzia femminile, popolare, zingaresca, che attinge alla tradizione delle streghe.
Nel corso dell’800, ai nomi di due esponenti dell’inglese “Hermetic order of the Golden Dawn”, Arthur E. Waite e Aleister Crowley, sono legati due famosissimi mazzi di Tarocchi- il mazzo di Waite (dipinto da Pamela Coleman Smith) e il controverso mazzo di Crowley (realizzato da Frieda Harris), innovativi rispetto ai Marsigliesi, sia per grafica che per significati.

I Tarocchi e la Psicologia del profondo
Nella prima metà del ‘900 Jung ha permesso che Tarocchi e Zodiaco diventassero oggetto di studio in ambito psicanalitico come archetipo dell’Inconscio Collettivo da riconoscere nella psicopatologia e psicosomatica tanto quanto nei sogni, nelle mitologie, nelle fiabe. Sorgono così, nella seconda metà del ‘900 un Tarocco e un’Astrologia junghiani, diffusi specialmente in Inghilterra e Stati Uniti. Attraverso questi canali, tali sistemi simbolici diventano oggetto di ricerca e strumento trapeutico da parte di ricercatori e terapisti di impostazione psicosomatica e olistica. Mentre a Poona Prembodhi M. Montano introduce l’uso del mazzo di Waite nei gruppi di psicoterapia e lavoro sui sogni, a Parigi Jodorowski li pone alla base del proprio lavoro terapeutico, teatrale e poetico.

Il Tarocco Intuitivo
Questo tipo di impostazione ha consentito di spostare l’attenzione dal significato del simbolo alla sua azione su di noi; a come l’archetipo suggestiona la psiche di ognuno di noi, piuttosto che di farsi suggestionare dal simbolo, cogliendo significati fissi e prestabiliti. In questo approccio il Tarocco si presta ad una lettura dell’anima, della psiche come si manifesta nel qui e ora dell’interazione e comunicazione creativa fra individui e gruppi; un approccio che non si chiede che cosa vuol dire una carta ma che cosa ci riesco a vedere, cosa ci proietto consapevolmente, come posso viverla, esprimerla e integrarla.

Bibliografia:


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