Maha Shivaratri


Maha ShivaratriFra il sette e l’otto marzo di quest’anno, in India è Maha Shivaratri, ovvero la “Grande notte di Shiva“, una festività indù che si celebra nella quattordicesima notte di luna nuova del mese lunare di febbraio-marzo (Phalgun). Questa notte speciale, incoronata dall’eclissi, dona alle pratiche spirituali un potere che in nessun altro giorno dell’anno può essere raggiunto, dato che celebra il matrimonio del dio Shiva con la sposa Parvati, evento che simboleggia l’Unione cosmica per antonomasia. Unione di maschile e femminile che, dal punto di vista più esoterico, evoca il raggiungimento della completezza e integrità dell’essere da ricercarsi all’interno della propria anima.
Non a caso Shiva è spesso rappresentato nell’iconografia indiana con i tratti di un ermafrodito, ardhavira, l’Androgino con la parte destra del corpo maschile e la parte sinistra femminile: i due sessi riuniti in un solo corpo ricostituiscono l’unità originaria e al tempo stesso evocano la simultanea presenza degli opposti nell’equilibrio cosmico.
Un’altra potente immagine legata alla Grande Notte è quella della danza da cui Shiva avrebbe dato origine alla Creazione dell’universo. Un ballo di piacere e potere allo stesso tempo, perché non c’è potere più grande del provare piacere, un piacere senza oggetto, frutto della pura gioia incontenibile che diventa atto creativo. E così come Shiva crea il mondo, lo distrugge dato che ha il compito di concludere il ciclo di dissolvimento del mondo.
shivaIn ogni momento di morte iniziatica, quando è necessario distruggere e lasciare andare, c’è sempre uno Shiva funereo a porgere il suo aiuto, ad incoraggiare l’incontro con i demoni (paure e attaccamenti) per poterli trasmutare nei migliori alleati possibili. Solo fronteggiando l’orrido, e non addomesticandolo, si può ottenere la vera liberazione: è questo il percorso controcorrente tantrico, è questo l’urlo di Shiva nella sua forma ghora (terrifica), un richiamo che non offre rassicurazioni, ma che scuote energie latenti e produce l’unica reale esperienza possibile di “guarigione”: la celebrazione del rito (il sacrificio – sacrum facere – del “darsi” ai demoni, alla parte oscura, alle ombre della notte) che ristabilisce l’ordine universale.
Shiva insegna ad incanalare le forze oscure dentro di sé per sublimarle, pacificarle, fruirle o potenziarle … in ogni caso, non evitarle né rinnegarle.
Senza dimenticare che Shiva è anche il Mahayogin, il Supremo Yogin, il padre dello yoga, raffigurato nella postura meditativa a gambe incrociate intento a riassorbire le illusioni del mondo fenomenico nella luminosa vacuità da cui ogni manifestazione ha origine.
Che si abbia più dimestichezza con l’immagine pacifica del dio o con quella più temibile, si può utilizzare la suggestione di queste immagini per la propria personale celebrazione del Maha Shivaratri, ad esempio chiedendo al Distruttore di assecondare, accelerandolo, un processo di cambiamento nella vostra vita, oppure invitando il Beato Tandava a danzare con voi in un giocoso ballo senza freni inibitori (vi invito a farlo per davvero, utilizzando se possibile il sottofondo di un ritmo tribale con molti tamburi), o se preferite invocando il grande Yogin nella quiete di una meditazione silenziosa o, perché no, invitandolo a nozze celebrando l’Unione cosmica simbolo del Maha Shivaratri, scegliendo cioè di sposare la parte oscura di voi, amandola per poterla infine trasformare in pura energia creativa.

In ogni caso, recuperate lo Shiva che è dentro di voi, attingendo alle fonti meno convenzionali del vostro immaginario e stupitevi di quanto potere ci sia in questo “perdersi” per poi ritrovarsi. Senza paura di sbagliare: il viaggio è un “errare” per definizione e l’anima, a volte, ha bisogno di precipitare.

“Quando realizzi che sei in ogni cosa,
l’attaccamento al corpo si dissolve,
la gioia e la beatitudine sorgono”
(Vijñanabhairava tantra)

La celebrazione in India
Il Maha Shivaratri è festività nazionale. Nel giorno precedente la festa, si osserva il digiuno e ci si immerge nelle acque sacre come rito propiziatorio mentre la notte si veglia in preghiera adorando il simbolo fallico del dio Shiva, chiamato Lingam, che ogni tre ore viene bagnato con urina, sterco, latte, burro e latte acido che sono le cinque sacre offerte delle vacche. Inoltre vengono offerti alla divinità i cinque cibi dell’immortalità: latte, miele, yogurt, zucchero e burro chiarificato. I guru recitano preghiere e mantra sgranando i mala (rosari) mentre i discepoli preparano il cibo preferito di Shiva chiamato “Bhang”, un preparato ottenuto da foglie e fiori di cannabis che viene distribuito gratuitamente ai fedeli all’ingresso dei templi.

Fonte: http://quanticmagazine.com/archives/03/02/2015/maha-shivaratri-come-celebrare-la-grande-notte-di-shiva/  Tutti i diritti riservati

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