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I Misteri di S. Antonio Abate

Focara-NovoliI mesi che precedevano la primavera erano accompagnati da cerimonie atte a purificare gli uomini, gli animali  e i campi. Alla fine di gennaio si tenevano le “Feriae sementinae” durante le quali si offriva a Cerere una pozione di latte e mosto cotto detta “burranica“. Inoltre si sacrificava una scrofa gravida e le giovenche adoperate nei campi venivano inghirlandate di fiori e lasciate a riposo.
Con l’avvento del Cristianesimo oggi troviamo la festa di S. Antonio abate che ha una funzione lustrale e fecondante.
Le usanze non sono connesse alla sua figura di uomo di preghiera quanto alla collocazione calendariale. In questo giorno si benedicono gli animali domestici sul sagrato delle chiese dedicate al Santo e di derivazione pagana è pure un dolce benedetto che viene dato  a uomini e animali malati: S. Antonio resistette alle tentazioni del diavolo e quindi è considerato un vincitore del male in senso ampio. Si tratta delle “fave cotte e panetta” tipiche di Villavallelonga (Aquila) che sono distribuite mentre si svolge una sfilata di maschere (i mascar brutt) diavoli incatenati con una cipolla in testa.
Sant’Antonio è considerato il guaritore dell’hsantantonio-abateerpes zoster ovvero il c.d. “fuoco di S.Antonio”: nella notte che precede la festa c’è l’usanza di bruciare grandi falò, le cui ceneri sono potenti amuleti. In questo contesto il fuoco ha una funzione purificatrice, brucia ciò che resta del vecchio anno, comprese le malattie.
La tradizione resiste in provincia di Lecce dove si svolge la festa della “Focàra“: al termine del falò e della processione la gente di Novoli cerca di portarsi a casa qualche tizzone propiziatorio!
Il Santo sarebbe il custode dell’inferno e salverebbe le anime più meritevoli. Avrebbe rubato dagli inferi il fuoco necessario a riscaldare l’umanità grazie al suo bastone a forma di Tau e ad un maialino.
Il maialino era un attributo della Grande Madre Cerere anche se alcuni ipotizzano si trattasse di un cinghiale, sacro a Lug, il dio che assicurava il ritorno della primavera, della luce e della fecondità- anch’esso custode degli inferi.
I malati si recavano numerosi all’ordine ospedaliero degli antoniani per curare l’ergotismo, così assunsero come insegna la gruccia a forma di Tau. Anche la campana tipica dell’iconografia del Santo era un simbolo di Cerere connesso alla morte-resurrezione.

Bibliografia:

 

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