Akasha la memoria universale


registri akashiciLa parola sanscrita “Akasha” significa “cielo”, “spazio”, “luminoso” o “etere”. P. Blavatsky, descrisse l’Akasha come un’emanazione di Mulaprakriti, la radice profonda della realtà.
Rudolf Steiner nel suo saggio “Cronache dell’Akasha“, ne parlò come una sorta di “archivio” di tutto ciò che è esistito.
Alice A. Bailey nel suo libro “Luce dell’Anima” scrisse: “il registro akashico è come un immenso film fotografico, che registra tutti i desideri e le esperienze nel nostro pianeta. Coloro che lo percepiscono vedranno: le esperienze di vita di ogni essere umano fin dall’inizio dei tempi; le reazioni all’esperienza di tutto il regno animale, e l’aggregazione delle forme-pensiero di natura karmica (sulla base del desiderio) di ogni unità umana nel tempo. Solo un occultista addestrato può distinguere fra esperienza reale e le immagini astrali create dalla fantasia o dal forte desiderio”.
A differenza di una biblioteca, il registro sarebbe una memoria energetica, la coscienza collettiva nella forma più pura.
La parola sanscrita deriva dalla radice “Kas” che significa “sia visibile“. Il sostantivo maschile vedico assume il significato generico di “spazio aperto, vacuità“. In sanscrito classico, il sostantivo acquisisce il genere neutro e può esprimere il concetto di “cielo; atmosfera” (Manusmṛti, Shatapathabrahmana).
Nell’Induismo, la parola identifica “un fluido etereo che pervade il cosmo“, la base e l’essenza di tutte le cose esistenti nel mondo materiale; il primo elemento materiale creato dal mondo astrale.
Un mantra vedico “pṛthivyāpastejovāyurākāśāt” indica la sequenza dell’ aspetto iniziale dei cinque elementi grossolani base (spazio, aria, fuoco, acqua e terra). La sua caratteristica principale è il “Shabda” (suono).
Le scuole filosofiche indù Nyaya e Vaisheshika, affermano che l’Akasha è la quinta sostanza fisica, il substrato della qualità del suono. E’ Una, eterna, onnipervadente ma allo stesso tempo impercettibile.
Nel suo saggio di Raja Yoga, Swami Vivekananda descrisse così l’Akasha: “Ogni cosa si è evoluta dall’Akasha. E’ l’Akasha che diventa il Sole, la Terra, la Luna, le stelle e le comete; forma il corpo delle piante, degli animali, il corpo umano, ogni cosa che possiamo sperimentare grazie ai sensi. Non può essere percepito perché è sottile oltre qualsiasi percezione ordinaria. Alla fine di un ciclo tutto ritornerà Akasha”.
Secondo il saggio indiano Radja Deekshithar, possiamo farne esperienza con la pratica spirituale. Gli antichi Rishi, raggiungevano l’Akasha attraverso una vita dedicata alla disciplina spirituale e allo yoga.
Aristotele parlò di “etere” quale essenza del mondo celeste, distinguendolo dalle quattro essenze (o elementi) di cui riteneva composto il mondo terrestre, stratificato dall’alto in basso in fuoco, aria, acqua ed infine terra. Secondo il filosofo, l’etere presentava le seguenti caratteristiche: eterno, immutabile, senza peso e trasparente.
Nikola Tesla, paragonò l’Akasha “al veicolo originale” che riempie lo spazio. Dato che questo “veicolo originale” riempie tutto lo spazio, ogni cosa che avviene nello spazio lo riguarda. Questa teoria, inizialmente screditata è oggi oggetto di recenti studi scientifici.

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