Origini del Capodanno


dei_giano_bifronteTutto il periodo natalizio è una serie di capi d’anno che esprimono diverse tradizioni connesse al solstizio invernale, dall’antico “Sol Invictus” a quello paleoegizio del 6 gennaio.
Ovidio nei “Fasti” immagina che il primo gennaio gli appaia dio Giano spiegandogli le usanze di quel giorno. Gennaio, “ianuarius” in latino, era dedicato al dio bifronte Ianus “che guarda indietro e avanti, alla fine dell’anno trascorso e all’inizio del prossimo”. Giano, dio di tutti gli inizi era rappresentato con un volto barbuto e vecchio e l’altro giovane: presiedeva agli inizi, alle soglie, ai passaggi da un periodo temporale ad un altro e alle rinascite iniziatiche. Il suo nome aveva come derivato “ianua“, porta cui corrisponde in sanscrito “yana“, via. Ma le calende di ogni mese erano consacrate anche a Giunone, la dea della Luna Nuova, la Grande Madre Celeste, che iniziava il mese e ne era sovrana, tanto che lo stesso Giano veniva chiamato “Ianus Iunonius“.
E a lui il sacerdote offriva farro mescolato a sale e una focaccia di cacio grattugiato detto “ianual“, per propiziare i raccolti. I Romani quel giorno usavano invitare a pranzo gli amici e scambiarsi in un candido vaso di miele, datteri e fichi secchi, perché l’anno iniziasse in modo dolce. Si scambiavano anche ramoscelli di alloro detteGiunoneLupercaliGrandestrenae” come augurio di fortuna e felicità: quei rami erano connessi al simbolismo dell’Albero cosmico che offriva la sua energia al cosmo per il rinnovamento dell’anno. La “strena” è l’antenata dei regali natalizi e delle mance.
Al contrario delle usanze odierne, le calende di gennaio, non erano un giorno di vacanza, gli atti lavorativi avevano valore rituale secondo le prescrizioni di Giano: “consacrai al lavoro l’anno che appena comincia perché non s’auspicasse l’intero anno ozioso”.
I fuochi d’artificio che brillano alla mezzanotte del primo gennaio, si riconnettono al simbolismo solstiziale, alla ri-nascita del nuovo Sole-Anno.
Il baccano, i botti e il lancio di vecchi oggetti dalle finestre, sono simboli dell’espulsione del vecchio anno, o meglio dei suoi aspetti negativi, dei peccati, delle disgrazie, demoni e spiriti maligni che vi sono annidati. Come si spiegherà a proposito di Halloween, i demoni non sono altro che i morti: ad ogni periodo di transizione riaffiorano per mescolarsi ai vivi, per contribuire come semi, al rinnovamento cosmico.
Il primo dell’anno anticamente era noto anche per un altro motivo: le pratiche divinatorie delle 12 notti natalizie, viste come prefigurazioni dell’anno nuovo; in particolare vi era l’usanza di gettare piombo fuso in una padella per indovinare il futuro dalle forme prese dal metallo indurito.
Infine, una leggenda narra che san Silvestro liberò il paese da un drago che viveva in una caverna, cui si accedeva attraverso 365 scalini, tanti quanti i giorni dell’anno. Quel drago era il paganesimo e i 365 gradini, l’anno romano che il Santo consacrò al Signore uccidendo il mostro.

Scaramanzia a Capodanno
Quando mancano due minuti a mezzanotte è auspicabile aprire almeno una finestra per far uscire sfortuna, guai e propiziare la buona sorte. Per avere un anno favorevole è necessario che il primo ad entrare in casa sia un uomo, meglio se con i capelli scuri. Se la mattina del primo dell’anno ci si affaccia al balcone e si vede un gatto significa che qualcuno vi tradirà a breve, mentre se vedrete un cavallo bianco allora l’anno sarà magnifico sia dal punto di vista economico che dell’amore. Un altro modo per attrarre la fortuna è mangiare dell’uva bianca e le immancabili lenticchie. Ma anche le noci garantirebbero fecondità e benessere. Porta jella, invece, regalare calendari o agende. Baciare una persona sotto il vischio a mezzanotte, garantirà la durata dell’unione. Porta fortuna, bere l’ultimo goccio di una bottiglia aperta l’ultimo dell’anno. Infine, se il nuovo anno inizia di mercoledì o domenica sarà favorevole, ma se inizia di venerdì le catastrofi saranno all’ordine del giorno. Beh, dato che il 2014 inizierà di mercoledì, allora possiamo stare tranquilli.

L’ambigua lenticchia
Tutti a capodanno usano cibarsene per propiziare fortuna e finanze; in pochi sanno che anticamente le lenticchie erano vietate in ogni festa o sacrificio perché come le fave, si consideravano collegate  al ciclo delle morti e delle rinascite. Secondo Artemidoro in sogno, annunciavano lutti, mentre in Toscana, cogliere lenticchie equivaleva a morire ed essere sepolti.
In Grecia Plinio, sosteneva donassero tranquillità di carattere e spegnessero l’appetito sessuale. Avrebbero fatto sognare cose mostruose, venire il mal di  testa, ai nervi e ai polmoni. Infine, avrebbero causato anche una lieve depressione.
Ma allora perché è nato l’uso di mangiarle a Capodanno? Semplicemente perchè somigliano a tante monetine!.

Bibliografia:
Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno di Alfredo C.

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